mercoledì 11 febbraio 2026

La Proiezione: Viaggio nel Meccanismo di Difesa dell’Inconscio

 

La Proiezione: Viaggio nel Meccanismo di Difesa dell’Inconscio. 

Quando l’inconscio ci parla attraverso gli altri: esplorare il potere nascosto della proiezione

La psiche umana è dotata di complessi sistemi di regolazione che proteggono l’individuo da conflitti emotivi interni, ansie e tensioni psichiche. Tra questi sistemi, i meccanismi di difesa occupano un ruolo centrale, permettendo di affrontare emozioni dolorose, impulsi inconsci e conflitti interiori spesso senza che la coscienza ne sia pienamente consapevole.

Tra i meccanismi di difesa più affascinanti e studiati dalla psicologia dinamica troviamo la proiezione, definita come il processo attraverso cui una persona attribuisce ad altri sentimenti, impulsi o desideri propri, spesso inaccettabili, trasferendoli all’esterno. Questo meccanismo non solo permette di ridurre l’ansia interna, ma svolge un ruolo chiave nella formazione delle relazioni interpersonali e nella dinamica sociale.

Origini e definizioni

Il concetto di proiezione nasce nell’ambito della psicoanalisi freudiana. Sigmund Freud, studiando i meccanismi di difesa dell’Io, osservò che gli individui tendono a rimuovere dalla coscienza contenuti psichici che generano angoscia e a collocarli all’esterno, spesso attribuendoli ad altri.

Successivamente, Anna Freud, nella sua opera fondamentale “Io e meccanismi di difesa” (1936), codificò la proiezione come meccanismo difensivo maturo, ma di media intensità, distinto dalla rimozione o dalla sublimazione. Mentre la rimozione tenta di cancellare dalla coscienza un contenuto disturbante, la proiezione lo esternalizza, spostando la responsabilità psichica verso l’altro.

Jung, dal canto suo, ampliò il concetto introducendo la prospettiva archetipica: la proiezione non riguarda solo impulsi personali, ma anche contenuti inconsci collettivi, che possono manifestarsi come idealizzazioni o demonizzazioni degli altri.

Meccanismo psicologico

Dal punto di vista psicodinamico, la proiezione può essere vista come un tentativo dell’Io di proteggersi da emozioni o desideri ritenuti inaccettabili. Il processo avviene in più fasi:

  1. Identificazione del contenuto psichico minaccioso: emozione, desiderio o pensiero considerato “pericoloso” per l’autostima o l’equilibrio psicologico.

  2. Allontanamento dalla coscienza: il contenuto viene reso meno consapevole attraverso la sua esternalizzazione.

  3. Attribuzione ad altri: ciò che è interno diventa percepito come esterno; il soggetto accusa l’altro di possedere i sentimenti o impulsi che in realtà derivano da sé.

Implicazioni nella vita quotidiana

La proiezione non si manifesta solo nei contesti clinici, ma è una dinamica psicologica presente nella quotidianità:

  • Conflitti interpersonali: una persona che prova invidia può accusare gli altri di invidia verso di sé.

  • Relazioni romantiche: il sospetto ingiustificato di tradimento spesso può derivare da desideri inconsci del soggetto stesso.

  • Contesti professionali: un manager insicuro potrebbe percepire i collaboratori come incompetenti, proiettando le proprie inadeguatezze.

In molti casi, la proiezione è inconscia, e la persona non è consapevole del transfert interno-esterno, il che può alimentare incomprensioni e tensioni sociali.

Implicazioni psicodinamiche

Dal punto di vista psicodinamico, la proiezione svolge diverse funzioni:

  1. Regolazione dell’ansia: riduce l’intensità di emozioni interne inaccettabili.

  2. Mantenimento della coesione dell’Io: consente di conservare un’immagine positiva di sé negando aspetti indesiderati.

  3. Relazioni interpersonali: crea dinamiche di attaccamento e rifiuto basate su percezioni distorte, talvolta generando conflitti ripetitivi o pattern relazionali disfunzionali.

Nei disturbi di personalità, come il disturbo borderline, la proiezione può diventare intensa e frequente, contribuendo a fenomeni di “splitting”, in cui il mondo e le persone vengono percepiti in termini polarizzati: tutto buono o tutto cattivo.

Implicazioni psicoterapeutiche

Per la psicoterapia, riconoscere la proiezione è cruciale, sia nel lavoro sul paziente che nella gestione del transfert:

  1. Identificazione del meccanismo: il terapeuta aiuta il paziente a distinguere ciò che è interno da ciò che appare esterno, favorendo la consapevolezza dei propri sentimenti.

  2. Riconoscimento dei pattern relazionali: portare alla luce le proiezioni permette di comprendere le dinamiche ricorrenti nella vita affettiva e sociale del paziente.

  3. Lavoro sul transfert e controtransfert: la proiezione è spesso visibile nelle dinamiche di transfert, dove il paziente attribuisce al terapeuta desideri o sentimenti propri. Allo stesso modo, il terapeuta deve essere consapevole delle proprie proiezioni per evitare distorsioni interpretative.

  4. Sviluppo dell’Io e integrazione: la psicoterapia psicodinamica mira a favorire l’integrazione dei contenuti proiettati, riducendo l’uso difensivo e promuovendo la capacità di tollerare emozioni complesse.

La proiezione, se gestita correttamente in terapia, può diventare un potente strumento di auto-riflessione e crescita personale, trasformando un meccanismo difensivo da funzione adattiva ma inconscia a consapevole strumento di insight.


La proiezione è uno dei meccanismi di difesa più universali e sofisticati della psiche. Dal suo studio emergono non solo importanti riflessioni teoriche sulla natura dell’inconscio, ma anche indicazioni concrete per comprendere comportamenti quotidiani e dinamiche relazionali.

Nel lavoro clinico, riconoscere e affrontare la proiezione non significa solo correggere distorsioni percettive, ma favorire una maggiore integrazione psichica, aiutando l’individuo a vivere emozioni complesse senza esserne sopraffatto.

Comprendere la proiezione, quindi, significa avvicinarsi a un principio chiave della psiche: la capacità di trasformare l’estraneo in familiare, e l’inaccettabile in consapevole.


PER INFORMAZIONI:

Studio Psicoterapia e Consulenza Psicologica

Dott. Antonello Viola

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