mercoledì 11 febbraio 2026

La Proiezione: Viaggio nel Meccanismo di Difesa dell’Inconscio

 

La Proiezione: Viaggio nel Meccanismo di Difesa dell’Inconscio. 

Quando l’inconscio ci parla attraverso gli altri: esplorare il potere nascosto della proiezione

La psiche umana è dotata di complessi sistemi di regolazione che proteggono l’individuo da conflitti emotivi interni, ansie e tensioni psichiche. Tra questi sistemi, i meccanismi di difesa occupano un ruolo centrale, permettendo di affrontare emozioni dolorose, impulsi inconsci e conflitti interiori spesso senza che la coscienza ne sia pienamente consapevole.

Tra i meccanismi di difesa più affascinanti e studiati dalla psicologia dinamica troviamo la proiezione, definita come il processo attraverso cui una persona attribuisce ad altri sentimenti, impulsi o desideri propri, spesso inaccettabili, trasferendoli all’esterno. Questo meccanismo non solo permette di ridurre l’ansia interna, ma svolge un ruolo chiave nella formazione delle relazioni interpersonali e nella dinamica sociale.

Origini e definizioni

Il concetto di proiezione nasce nell’ambito della psicoanalisi freudiana. Sigmund Freud, studiando i meccanismi di difesa dell’Io, osservò che gli individui tendono a rimuovere dalla coscienza contenuti psichici che generano angoscia e a collocarli all’esterno, spesso attribuendoli ad altri.

Successivamente, Anna Freud, nella sua opera fondamentale “Io e meccanismi di difesa” (1936), codificò la proiezione come meccanismo difensivo maturo, ma di media intensità, distinto dalla rimozione o dalla sublimazione. Mentre la rimozione tenta di cancellare dalla coscienza un contenuto disturbante, la proiezione lo esternalizza, spostando la responsabilità psichica verso l’altro.

Jung, dal canto suo, ampliò il concetto introducendo la prospettiva archetipica: la proiezione non riguarda solo impulsi personali, ma anche contenuti inconsci collettivi, che possono manifestarsi come idealizzazioni o demonizzazioni degli altri.

Meccanismo psicologico

Dal punto di vista psicodinamico, la proiezione può essere vista come un tentativo dell’Io di proteggersi da emozioni o desideri ritenuti inaccettabili. Il processo avviene in più fasi:

  1. Identificazione del contenuto psichico minaccioso: emozione, desiderio o pensiero considerato “pericoloso” per l’autostima o l’equilibrio psicologico.

  2. Allontanamento dalla coscienza: il contenuto viene reso meno consapevole attraverso la sua esternalizzazione.

  3. Attribuzione ad altri: ciò che è interno diventa percepito come esterno; il soggetto accusa l’altro di possedere i sentimenti o impulsi che in realtà derivano da sé.

Implicazioni nella vita quotidiana

La proiezione non si manifesta solo nei contesti clinici, ma è una dinamica psicologica presente nella quotidianità:

  • Conflitti interpersonali: una persona che prova invidia può accusare gli altri di invidia verso di sé.

  • Relazioni romantiche: il sospetto ingiustificato di tradimento spesso può derivare da desideri inconsci del soggetto stesso.

  • Contesti professionali: un manager insicuro potrebbe percepire i collaboratori come incompetenti, proiettando le proprie inadeguatezze.

In molti casi, la proiezione è inconscia, e la persona non è consapevole del transfert interno-esterno, il che può alimentare incomprensioni e tensioni sociali.

Implicazioni psicodinamiche

Dal punto di vista psicodinamico, la proiezione svolge diverse funzioni:

  1. Regolazione dell’ansia: riduce l’intensità di emozioni interne inaccettabili.

  2. Mantenimento della coesione dell’Io: consente di conservare un’immagine positiva di sé negando aspetti indesiderati.

  3. Relazioni interpersonali: crea dinamiche di attaccamento e rifiuto basate su percezioni distorte, talvolta generando conflitti ripetitivi o pattern relazionali disfunzionali.

Nei disturbi di personalità, come il disturbo borderline, la proiezione può diventare intensa e frequente, contribuendo a fenomeni di “splitting”, in cui il mondo e le persone vengono percepiti in termini polarizzati: tutto buono o tutto cattivo.

Implicazioni psicoterapeutiche

Per la psicoterapia, riconoscere la proiezione è cruciale, sia nel lavoro sul paziente che nella gestione del transfert:

  1. Identificazione del meccanismo: il terapeuta aiuta il paziente a distinguere ciò che è interno da ciò che appare esterno, favorendo la consapevolezza dei propri sentimenti.

  2. Riconoscimento dei pattern relazionali: portare alla luce le proiezioni permette di comprendere le dinamiche ricorrenti nella vita affettiva e sociale del paziente.

  3. Lavoro sul transfert e controtransfert: la proiezione è spesso visibile nelle dinamiche di transfert, dove il paziente attribuisce al terapeuta desideri o sentimenti propri. Allo stesso modo, il terapeuta deve essere consapevole delle proprie proiezioni per evitare distorsioni interpretative.

  4. Sviluppo dell’Io e integrazione: la psicoterapia psicodinamica mira a favorire l’integrazione dei contenuti proiettati, riducendo l’uso difensivo e promuovendo la capacità di tollerare emozioni complesse.

La proiezione, se gestita correttamente in terapia, può diventare un potente strumento di auto-riflessione e crescita personale, trasformando un meccanismo difensivo da funzione adattiva ma inconscia a consapevole strumento di insight.


La proiezione è uno dei meccanismi di difesa più universali e sofisticati della psiche. Dal suo studio emergono non solo importanti riflessioni teoriche sulla natura dell’inconscio, ma anche indicazioni concrete per comprendere comportamenti quotidiani e dinamiche relazionali.

Nel lavoro clinico, riconoscere e affrontare la proiezione non significa solo correggere distorsioni percettive, ma favorire una maggiore integrazione psichica, aiutando l’individuo a vivere emozioni complesse senza esserne sopraffatto.

Comprendere la proiezione, quindi, significa avvicinarsi a un principio chiave della psiche: la capacità di trasformare l’estraneo in familiare, e l’inaccettabile in consapevole.


PER INFORMAZIONI:

Studio Psicoterapia e Consulenza Psicologica

Dott. Antonello Viola

Sedi: Settimo San Pietro (CA), Via Basilicata n. 5

Tel. 3200757817 (anche whatsapp)

e-mail: antonello.viola@gmail.com

web: antonelloviola.com

martedì 10 febbraio 2026

Le radici psicologiche dell’insicurezza: cause e prospettive terapeutiche

 

Oltre il dubbio: esplorare le radici psicologiche dell’insicurezza e ritrovare sicurezza interiore


L’insicurezza rappresenta una delle esperienze emotive più comuni e, al contempo, più debilitanti nella vita quotidiana. Si manifesta attraverso dubbi su se stessi, timori di non essere all’altezza, ansia nelle relazioni interpersonali e difficoltà nel prendere decisioni. Ma quali sono le cause psicologiche che la generano, e come può essere affrontata efficacemente dal punto di vista psicoterapeutico?

1. Influenze dell’infanzia e attaccamento

Molti studi in psicologia dello sviluppo evidenziano come la qualità delle prime relazioni interpersonali, soprattutto con i caregiver, sia determinante per la formazione del senso di sicurezza di un individuo.

  • Attaccamento insicuro: bambini che sperimentano un attaccamento ansioso o evitante possono sviluppare dubbi persistenti sulle proprie capacità e sul valore personale.

  • Critiche o mancanza di sostegno: genitori e figure di riferimento ipercritici o emotivamente distaccati possono trasmettere un messaggio implicito di “non essere abbastanza”, radicando insicurezza e bassa autostima.

Prospettiva terapeutica

La psicoterapia basata sull’attaccamento o la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) può aiutare il paziente a riconoscere i modelli relazionali interiorizzati e a sviluppare nuove strategie di regolazione emotiva e autovalutazione positiva.

2. Confronti sociali e perfezionismo

L’insicurezza è spesso alimentata dal costante confronto con gli altri, favorito dai contesti sociali e digitali contemporanei.

  • Perfezionismo maladattivo: la tendenza a fissare standard irrealistici per sé stessi genera frustrazione e senso di inadeguatezza.

  • Social media e paragoni: l’esposizione continua a immagini curate della vita altrui può accentuare il sentimento di inferiorità, specialmente nei giovani adulti.

Prospettiva terapeutica

Interventi CBT e terapie di mindfulness possono ridurre l’auto-critica e insegnare al paziente a gestire l’esposizione ai confronti sociali in modo equilibrato, rafforzando autostima e accettazione di sé.

3. Traumi ed esperienze negative

Eventi traumatici o esperienze di rifiuto e fallimento ripetuto possono lasciare un’impronta duratura sulla sicurezza emotiva.

  • Bullismo e abuso: episodi di umiliazione o maltrattamento durante l’infanzia o l’adolescenza possono consolidare convinzioni negative su se stessi.

  • Esperienze di fallimento precoce: mancanza di successo o riconoscimento in contesti importanti può innescare un ciclo di insicurezza e evitamento.

Prospettiva terapeutica

La terapia psicodinamica o la terapia basata sul trauma mirano a elaborare esperienze dolorose non integrate, promuovendo una ristrutturazione cognitiva ed emotiva che riduce paura e ansia legate all’insicurezza.

4. Disturbi di personalità e vulnerabilità psicologica

In alcuni casi, l’insicurezza può essere collegata a tratti di personalità o vulnerabilità innate.

  • Personalità ansiosa o evitante: una predisposizione a dubitare di sé stessi o a evitare situazioni sociali può mantenere l’insicurezza nel tempo.

  • Bassa resilienza: individui con scarsa capacità di gestire lo stress o l’incertezza tendono a sentirsi più insicuri nelle sfide quotidiane.

Prospettiva terapeutica

Interventi di psicoterapia integrativa o terapia dialettico-comportamentale (DBT) possono aiutare il paziente a sviluppare strumenti di coping efficaci, modulare l’ansia e rafforzare la fiducia nelle proprie capacità.

5. Autovalutazione negativa e distorsioni cognitive

Molto spesso l’insicurezza deriva da schemi cognitivi disfunzionali: pensieri automatici negativi che amplificano le percezioni di inadeguatezza.

  • Pensiero tutto-o-niente: vedere le situazioni in termini estremi genera sensazioni di fallimento e inadeguatezza.

  • Sovrageneralizzazione: un errore o un rifiuto viene percepito come prova di incompetenza globale.

Prospettiva terapeutica

La terapia cognitivo-comportamentale lavora direttamente sulla ristrutturazione di questi schemi, insegnando strategie per identificare e modificare pensieri distorti e promuovere un dialogo interno più realistico e positivo.

Conclusioni

L’insicurezza non è semplicemente un tratto caratteriale, ma il risultato di un intreccio complesso di esperienze precoci, influenze sociali, traumi e schemi cognitivi. Dal punto di vista psicologico e psicoterapeutico, affrontarla significa:

  • Riconoscere le radici delle proprie paure e dubbi;

  • Sviluppare una maggiore consapevolezza dei propri schemi mentali;

  • Acquisire strumenti pratici per gestire l’autocritica e le relazioni;

  • Costruire un senso di sé più solido e flessibile.

Con un approccio terapeutico mirato, l’insicurezza può essere trasformata da ostacolo paralizzante a leva per crescita personale, autocompassione e resilienza.


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Dott. Antonello Viola

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domenica 8 febbraio 2026

Livelli evolutivi della personalità e dimensioni anaclitica/introiettiva: comprensione del dinamismo psichico e della psicoterapia

 


La personalità è un sistema dinamico che si struttura e si evolve nel corso della vita. Comprendere i livelli evolutivi della personalità, secondo la teoria di Otto Kernberg, insieme alle dimensioni anaclitica e introiettiva, rappresenta una chiave preziosa per interpretare il funzionamento psichico, le difficoltà esistenziali e guidare efficacemente la psicoterapia.

I tre livelli evolutivi secondo Kernberg

Otto Kernberg ha proposto un modello di livelli evolutivi di personalità che rimane oggi uno dei riferimenti principali in psicologia dinamica e clinica. I tre livelli principali sono:

  1. Livello psicotico
    Caratterizzato da una struttura della personalità gravemente fragile, con difficoltà a distinguere tra realtà interna e realtà esterna. La regolazione affettiva è molto instabile, e il senso di identità è profondamente compromesso. Le relazioni interpersonali sono spesso caotiche o intrinsecamente minacciose, e i meccanismi difensivi sono primitivi, come la scissione e la negazione.

  2. Livello borderline
    In questo livello, l’identità è più strutturata, ma rimane vulnerabile. Le emozioni sono intense e spesso difficili da modulare. I conflitti interni e le ansie relazionali si manifestano con comportamenti oscillanti, idealizzazione/devalutazione delle figure significative e difficoltà nella gestione della frustrazione. È un livello cruciale in psicoterapia perché la persona mostra risorse potenziali, ma anche vulnerabilità marcate.

  3. Livello nevrotico/maturo
    Qui la personalità è stabile, con una buona integrazione tra identità, affetti e relazioni. I conflitti interni vengono gestiti con strategie adattive e difese mature come l’umorismo, la sublimazione o la razionalizzazione. La persona ha capacità di introspezione, empatia e autonomia relazionale, pur mantenendo consapevolezza dei propri limiti.

Questo schema non è rigido: ogni individuo può mostrare caratteristiche miste o passare da un livello a un altro nel corso della vita, soprattutto attraverso esperienze significative o il percorso terapeutico.

Dimensioni anaclitica e introiettiva

Parallelamente, la personalità si articola lungo due dimensioni principali di funzionamento emotivo e relazionale, sviluppate da Blatt e altri studiosi:

  • Dimensione anaclitica: orientata verso la relazione e la sicurezza affettiva. La persona teme l’abbandono e cerca sostegno e conferme dagli altri. Le difficoltà anaclitiche si manifestano come ansia da separazione, dipendenza affettiva o bisogno costante di approvazione.

  • Dimensione introiettiva: orientata verso l’autonomia interna, il senso di sé e la coerenza morale. La persona tende all’autocritica, al perfezionismo e al senso di colpa. Le difficoltà introiettive si manifestano come depressione, auto-colpevolizzazione e senso di inadeguatezza.

Ogni individuo possiede entrambe le dimensioni, ma la predominanza di una o dell’altra influisce profondamente sul modo in cui affronta conflitti, emozioni e relazioni.

Implicazioni nel dinamismo psichico ed esistenziale

La combinazione tra livello evolutivo e orientamento anaclitico o introiettivo determina il dinamismo psichico della persona: il modo in cui desideri, paure e conflitti interni si manifestano e si gestiscono nella vita quotidiana.

  • Un individuo borderline con predominanza anaclitica può vivere relazioni intensamente ambivalenti, oscillando tra bisogno di vicinanza e paura di abbandono.

  • Un individuo nevrotico con predominanza introiettiva può affrontare il mondo con autocritica intensa, perfezionismo e difficoltà a concedersi serenità emotiva.

Conoscere queste dimensioni permette di prevedere quali conflitti emergeranno spontaneamente in terapia e quali risorse possono essere valorizzate.


Importanza nella psicoterapia

Integrare la conoscenza dei livelli evolutivi di Kernberg e delle dimensioni anaclitica/introiettiva consente al terapeuta di:

  1. Modulare l’intervento: approcci empatici e relazionali sono più efficaci con pazienti anaclitici, mentre interventi di riflessione e chiarificazione funzionano meglio con pazienti introiettivi.

  2. Riconoscere le resistenze: ansia da separazione o autocritica intensa non sono ostacoli, ma segnali del funzionamento psicologico della persona.

  3. Favorire crescita integrata: la terapia può bilanciare le due dimensioni, promuovendo autonomia e capacità relazionali.

  4. Consolidare le risorse interne: nei livelli borderline o nevrotici, il percorso terapeutico aiuta a stabilizzare l’identità e rafforzare le strategie adattive.

In sintesi, i concetti di Kernberg e le dimensioni anaclitica/introiettiva non sono solo teorie, ma strumenti pratici per comprendere la complessità della mente umana e accompagnare il paziente verso maggiore integrazione, equilibrio emotivo e benessere relazionale.


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venerdì 6 febbraio 2026

Le personalità controllanti: come riconoscerle. A volte il vero cambiamento inizia quando si smette di stringere… e si impara finalmente a lasciare andare.

                                   


" Le persone che sentono il bisogno di controllare gli altri, 
non hanno il controllo di se stesse"




Il maniaco del controllo è una persona che sente il bisogno ossessivo di esercitare il controllo su se stessa e sugli altri e di assumere il comando in qualsiasi situazione. L’atteggiamento “controllante” maniacale caratterizza diverse strutture di personalità variamente patologiche, e determina generalmente comportamenti estremi che possono deteriorare le relazioni. Spesso gli uomini e le donne con un elevato bisogno di controllo rispondono alle caratteristiche della personalità ossessiva e narcisistica, sono frequentemente arrabbiati (palesemente irascibili oppure più celatamente passivo-aggressivi), fobici, o soffrono di disturbi dell’umore. Queste persone hanno bisogno del “controllo” perché senza di esso generalmente si sentono invase dalla paura che le cose finiranno per sovrastarle e sminuirle, e dunque vengano svalutate o non riconosciute, e conseguentemente la loro vita possa essere rovinata. A un livello più profondo del frequente Ego grandioso della personalità controllante maniacale, si dibatte un senso di inferiorità e un'autostima precaria che possono essere gestiti solo attraverso l’illusione di poter controllare e di poter prevalere su tutto. Possiamo imbatterci in una personalità controllante in ogni ambito, da quello familiare a quello lavorativo o amicale. Ma le personalità controllanti si rendono conto di essere tali? Solitamente poiché queste persone hanno bisogno di un alto livello di controllo, hanno anche bisogno di controllare la loro immagine, e dunque se eventualmente riconosceranno di avere un alto bisogno di controllo in certe situazioni, esse comunque rifiuteranno di essere etichettate come controllanti o qualsiasi associazione con problematiche inerenti alla loro personalità e il loro eccessivo bisogno di controllo. Spesso uomini e donne controllanti giustificano il loro bisogno di controllo con affermazioni come queste: “Devo essere così per fare tutto quello che posso”, oppure “C’è bisogno di persone come me perché è pieno di incompetenti”, o “Tutto andrebbe in rovina senza di me”. Ovviamente è necessario distinguere tra un sano atteggiamento di voler gestire qualcosa in modo funzionale e l'atteggiamento controllante patologico spesso veicolato da tendenze simbiotiche o manipolatorie e fattori intrapsichici di fragilità, come scarsa autostima e scarsa differenziazione del Sé. Purtroppo l’esondazione del bisogno di controllo non può essere funzionale, e generalmente determina disagio psicologico in chi lo sperimenta ma anche in coloro che lo subiscono: in primis la disfunzionalità del controllo rigido è legata al fatto che in realtà nella vita molte cose sono ben al di là della possibilità di controllo e sfuggono pertanto al nostro controllo. Pertanto, quando a causa dell’interiorizzazione di irrealistici standard di perfezionismo si ha bisogno di un controllo totale, che in realtà è impossibile da raggiungere, allora generalmente ci si sentirà invasi dall’ansia, causata proprio dai rigidi target che ci si era prefissati.

Ecco alcune delle caratteristiche principali delle personalità controllanti:

1.      Cercano strenuamente di vincere sempre una discussione o di avere l’ultima parola
E’ molto difficile relazionarsi con uomini e donne altamente controllanti, perché sono soliti stabilire regole rigide per poi applicarle rigidamente ed inflessibilmente. Solitamente agiscono con atteggiamenti che riflettono l’intento di dimostrarsi superiori agli altri, e appaiono determinati nel cercare di dimostrare a tutti di essere i più pratici, i più abili, i più logici e intelligenti in qualsiasi gruppo.

2.      Rifiutano di ammettere quando hanno torto
In questo tipo di personalità questo è certamente uno dei tratti che infastidisce maggiormente un partner oppure un amico o un familiare. Potrebbe trattarsi anche del più piccolo o semplice problema, ma alle persone con elevato controllo questo non importa: esse cercano caparbiamente di assicurarsi che non ammettano di aver sbagliato o di aver avuto torto. Il loro processo di pensiero è così distorto da portarli a credere che gli altri potrebbero usare la loro ammissione di torto contro di loro, o che possano percepirli come incompetenti o sciocchi a causa di un semplice errore. Solitamente di regola utilizzano una modalità di pensiero dicotomica, che tende a ricondurre tutto rigidamente a due categorie opposte, tutto o niente, bianco o nero, bello o brutto, buono o cattivo, e confrontarsi con qualsiasi cosa stia in mezzo a queste categorie causa loro disagio.

3.      Sentono un forte bisogno di correggere gli altri o di opporre obiezioni
Mentre i fanatici del controllo sono indulgenti e fin troppo disposti a trascurare i loro errori, puoi dimenticarti di ricevere qualsiasi comprensione per i tuoi. Le personalità fortemente controllanti sentono l’esigenza di correggere gli altri, anche per cose banali o di poco conto, e di mettere in discussione tutto esibendo spesso l’atteggiamento del “bastian contrario”, fondamentalmente per giungere all’obiettivo di prevalere e di ottenere ragione. Questo conferisce loro un senso di controllo sulla realtà e un senso di potere sugli altri, allo scopo di regolare la propria autostima e preservare il loro “precario” equilibrio interno.

4.      Criticano e giudicano spesso gli altri

Sicuramente sono le persone più giudicanti nelle quali potreste mai imbattervi, e nella loro rigidità mentale adducono le loro ragioni giustificandole con le questioni di principio. Le loro critiche e i loro giudizi riguardano proprio tutto, da come gli altri dovrebbero comportarsi, anche nelle situazioni più banali, a come dovrebbero vivere le loro vite. Hanno una risposta praticamente a tutto, ma a un osservatore attento non dovrebbe sfuggire che questi individui generalmente si comportano da ipocriti.

5.      Esibiscono un atteggiamento invadente

Spesso le persone controllanti invadono e ingeriscono nella vita altrui, e questa ingerenza può rivelarsi particolarmente problematica soprattutto con le persone con le quali hanno relazioni strette. Infatti con i loro interventi verbali ed i loro comportamenti non solo tenteranno di scoraggiare direttamente o indirettamente qualsiasi senso di autonomia che possiedi o che vorresti avere, ma ti "correggeranno" su base quasi costante, inducendoti progressivamente a una relazione di dipendenza. La loro invadenza è veicolata dalla sottostante convinzione di sapere sempre ciò che sia meglio per gli altri.

6.      Conducono l’auto con rabbia e aggressività

Spesso i maniaci del controllo guidano l’auto con grande frustrazione: la loro convinzione è quella di essere gli unici a condurre correttamente l’auto, e per questo motivo criticano aspramente gli altri guidatori e spesso imprecano o bestemmiano quando qualcuno sulla strada fa qualcosa che li infastidisce. Gli altri non possono sbagliare, ma loro sì, difatti si permettono il lusso di fare ciò che vogliono, fermo restando che quando loro ostacolano o mettono in pericolo gli altri tutto dovrebbe passare inosservato. Dunque la loro impazienza alla guida è generalmente pervasiva, si infastidiscono perché gli altri conducenti si muovono troppo lentamente o troppo velocemente, e trattano i pedoni come un'interferenza che ostacola il loro percorso. E’ come se su strada tutto dovesse andare come vogliono loro: mancano della capacità di rappresentarsi mentalmente che esistono molti aspetti di una stessa realtà, e di accettarli con una flessibilità adattiva.

Considerata questa rassegna di caratteristiche di base delle personalità controllanti, è abbastanza chiaro che esse si impegnano in una serie di comportamenti che possono frustrare e provocare risentimento, soprattutto nelle persone con le quali si relazionano più strettamente. Le loro azioni sono mosse da fattori psicodinamici profondi, che hanno a che fare con la loro struttura di personalità, e più superficialmente dalla profonda convinzione che è loro necessario comportarsi in quei modi per soddisfare i loro bisogni e raggiungere i loro obiettivi. Naturalmente, se ti riconosci nella maggior parte dei comportamenti d’elevato controllo che abbiamo passato in rassegna, fai un passo indietro e chiediti se non sei stanco di cercare sempre di controllare tutto, e se non sia arrivato finalmente il momento di cominciare a metterti in discussione e ad apprendere a lasciar andare e accettare più le cose e gli altri. Se invece ti rendi conto che qualcuno che ami esibisce spesso questi comportamenti, allora forse è arrivato il momento di parlare di ciò che ti infastidisce, in modo che la tua frustrazione e il tuo eventuale risentimento non peggiorino, mettendo così a repentaglio il futuro della relazione. Se farai notare a un uomo o a una donna altamente controllante che hai un problema con i loro comportamenti, non trascurare assolutamente di fornire loro alcuni esempi concreti di ciò che fanno e che ti infastidisce e quali sono le conseguenze, e poi dai loro il tempo di lavorare sul cambiamento: se necessario richiama più volte il problema continuando a fornire in modo chiaro e diretto esempi e spiegazioni, ma non demordere.


In generale, questi i suggerimenti per relazionarsi con le persone altamente controllanti:
  • Sforzati di mantenere calma, compostezza e assertività: una delle caratteristiche più comuni degli individui aggressivi, intimidatori e controllanti è che a loro piace deliberatamente (ma spesso incosapevolmente) disturbarti o intimorirti, manipolando le tue scelte, le tue azioni o i tuoi processi di pensiero.
  • Per quanto possibile mantieni le distanze: a meno che non ci sia qualcosa d’importante in gioco nella relazione, non spenderti cercando di cimentarti con una persona che è negativamente trincerata e sulla quale tutto spesso rimbalza come su un muro di gomma.
  • Passa dall’atteggiamento reattivo a quello proattivo: essere consapevoli della natura delle persone aggressive, intimidatorie e controllanti può aiutarci a disidentificarci  dalla situazione e passare dall'essere reattivi ad assertivi e proattivi.
  • Difendi comunque i tuoi diritti: le persone aggressive, intimidatorie e controllanti tendono generalmente a privarti dei tuoi diritti in modo da poterti controllare e trarre vantaggio da te.
  • Cerca di recuperare il tuo potere: un schema ricorrente di queste personalità è che a loro piace focalizzare l'attenzione sulla persona bersaglio, per farla sentire a disagio o inadeguata. Un modo semplice ma potente per cambiare questa dinamica è quello di puntare i riflettori su di loro.
  •  In lievi situazioni usa un appropriato umorismo: se usato opportunamente ed appropriatamente l'umorismo può illuminare la verità, disarmare certi comportamenti difficili e dimostrare all’interlocutore di avere una compostezza superiore.
  • In situazioni più gravi, cerca di esplicitare assertivamente quali siano le possibili conseguenze: la capacità di identificare e affermare quali siano le conseguenze dei comportamenti controllanti è una delle abilità più importanti che puoi usare per “spiazzare” una persona rigidamente controllante, e probabilmente stimolarla alla riflessione e chissà, forse al cambiamento.


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