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mercoledì 14 gennaio 2026

Gli Ingredienti di una Psicoterapia Efficace: Fattori e Implicazioni

 

 Gli Ingredienti di una Psicoterapia Efficace: 

Fattori e Implicazioni

 


La psicoterapia è uno strumento potente per il cambiamento personale, ma il suo successo non dipende solo dalle tecniche utilizzate. Alcuni fattori fondamentali e le loro implicazioni pratiche determinano se un percorso terapeutico può essere realmente trasformativo. Scopriamo insieme cosa rende una psicoterapia efficace e risolutiva.

 

1. L’alleanza terapeutica: la base del cambiamento

Uno dei fattori più importanti nella riuscita della terapia è il rapporto di fiducia tra terapeuta e paziente. Questa alleanza si costruisce attraverso ascolto attivo, empatia e autenticità.

Implicazioni pratiche:

  • Un ambiente sicuro e non giudicante incoraggia il paziente a esplorare temi difficili.
  • La qualità della relazione terapeutica può predire, spesso più delle tecniche utilizzate, l’efficacia complessiva del percorso.

 

2. Motivazione e impegno del paziente

La volontà di affrontare i propri problemi e di mettersi in gioco è fondamentale. Senza motivazione, anche le migliori strategie terapeutiche rischiano di essere inefficaci.

Implicazioni pratiche:

  • Pazienti motivati tendono a partecipare attivamente alle sedute e a svolgere compiti tra una seduta e l’altra.
  • La motivazione può variare nel tempo; il terapeuta gioca un ruolo chiave nel sostenerla e rinforzarla.

 

3. Esplorazione e consapevolezza

La psicoterapia efficace favorisce la comprensione profonda di sé, delle proprie emozioni e dei propri schemi di pensiero. Acquisire consapevolezza permette al paziente di identificare modelli disfunzionali e sviluppare strategie di cambiamento.

Implicazioni pratiche:

  • Maggiore consapevolezza porta a cambiamenti più duraturi.
  • La riflessione guidata dal terapeuta aiuta a collegare esperienze passate e attuali, favorendo un senso di integrazione e coerenza interna.

 

4. Gestione e trasformazione delle emozioni

Un elemento centrale della terapia è la capacità di riconoscere, esprimere e gestire le emozioni, comprese quelle negative.

Implicazioni pratiche:

  • Imparare a regolare le emozioni aumenta il benessere psicologico e riduce sintomi come ansia e depressione.
  • La trasformazione emotiva permette di rispondere in modo più adattivo alle sfide della vita.

 

5. Continuità, perseveranza e tempo

La psicoterapia è un percorso, non un intervento istantaneo. La regolarità delle sedute e la perseveranza del paziente sono fondamentali per consolidare i risultati.

Implicazioni pratiche:

  • Cambiamenti profondi richiedono tempo per essere interiorizzati.
  • Sedute discontinue o interruzioni frequenti possono rallentare o interrompere il progresso terapeutico.

 

6. Personalizzazione del percorso

Ogni paziente è unico, e così deve essere il percorso terapeutico. Tecniche, strumenti e approcci vanno adattati alle caratteristiche individuali, alla storia personale e agli obiettivi specifici.

Implicazioni pratiche:

  • La personalizzazione aumenta l’efficacia della terapia e la soddisfazione del paziente.
  • Approcci rigidi o standardizzati rischiano di trascurare fattori cruciali della singola esperienza emotiva e cognitiva.

 

Dunque, per concludere, una psicoterapia davvero efficace non dipende da un singolo fattore, ma dalla combinazione di relazioni solide, motivazione, consapevolezza, gestione delle emozioni e perseveranza. Quando questi elementi convergono, il percorso terapeutico non solo aiuta a risolvere problemi immediati, ma può portare a un cambiamento duraturo, trasformativo e profondamente significativo nella vita del paziente. Ovviamente quando questi fattori basilari non sono presenti o sono deficitari, viene meno l’efficacia del processo terapeutico.

 


PER INFORMAZIONI:


Studio Psicoterapia e Consulenza Psicologica

Dott. Antonello Viola

Sedi: Settimo San Pietro (CA), Via Basilicata n. 5

Tel. 3200757817 (anche whatsapp)

e-mail: antonello.viola@gmail.com

web: antonelloviola.com

mercoledì 15 marzo 2023

LA NEUROCEZIONE E LA TEORIA POLIVAGALE IN PSICOTERAPIA

 

La scala polivagale, così come concettualizzata da Deb Dana

 

La neurocezione è un concetto recentemente introdotto da Stephen Porges (direttore fondatore del “Traumatic Stress Research Consortium” e professore di psichiatria presso l'Università della Carolina del Nord) nella sua teoria polivagale, un modello teorico di spiccata e riconosciuta rilevanza per la psicoterapia

Questa teoria, alla cui diffusione ha pure ampiamente contribuito Deb Dana (medico e consulente specializzata nel trattamento del trauma complesso,  Coordinatrice del Traumatic Stress Research Consortium del Kinsey Institut e relatrice di fama internazionale, con la quale ho avuto il piacere di fare un percorso di formazione) cerca di spiegare il funzionamento della parte del nostro sistema nervoso su cui non abbiamo alcun controllo volontario, il sistema nervoso autonomo, e quali siano le possibili implicazioni in psicoterapia. Porges concettualizza la neurocezione come il processo attraverso il quale i nostri circuiti neuronali discriminano se per noi una situazione o una persona sono pericolosi o minacciosi, oppure se al contrario con ciò possiamo sentirci al sicuro senza dover implementare strategie difensive di lotta o fuga o di immobilizzazione.

È importante notare che questo processo si verifica senza la partecipazione della nostra coscienza, cioè avviene ancor prima della percezione cosciente. In primo luogo viene valutato il rischio o la minaccia della situazione: nel caso in cui venga valutata come sicura, i meccanismi difensivi (mediati dal nostro sistema nervoso simpatico) vengono disattivati, ​​per poter essere coinvolti nei comportamenti di connessione sociale. Pertanto, per esempio, persone a noi note o anche estranee, che abbiano un tono di voce e un'espressione facciale adeguati e caldi, promuovono un senso di sicurezza interiore che ci consente di interagire socialmente con loro. Altrimenti avvertiremo una sensazione di disagio o più direttamente di pericolo, che ci porterà ad adottare atteggiamenti e comportamenti difensivi, la cui connotazione, intensità e modulazione saranno direttamente legati all’intensità della percezione di minaccia. Allo stesso modo, se ci riferiamo all’infanzia quale periodo evolutivo fondante e strutturante, un bambino può sentirsi al sicuro e interagire serenamente tra risate e balbettii con la sua figura di attaccamento, se percepita come oggetto relazionale rassicurante, oppure piangere cercando sicurezza in presenza di uno sconosciuto o anche quando lo stesso caregiver sia percepito come una minaccia. Per effettuare questa valutazione di sicurezza vengono prese in considerazione sia le circostanze ambientali che le circostanze viscerali interne, cioè le informazioni che i nostri organi interni inviano al nostro cervello, quindi la nostra valutazione della situazione a livello preconscio si colora anche delle informazioni che provengono dal nostro corpo.

Questo processo ha importanti implicazioni per la psicoterapia, dal momento che una neurocezione del pericolo può essere promossa dalla storia dell'attaccamento o dai ricordi traumatici

Così una persona può mostrare strategie difensive (reazioni frequenti, pervasive e caotiche di lotta o fuga, oppure reazioni dissociative di immobilizzazione) nonostante la sua valutazione cosciente della situazione non indichi alcun pericolo oggettivo attuale. 

Pertanto in psicoterapia è molto importante consapevolizzare il paziente al riguardo delle sue risposte autonomiche disadattive, cercare di mapparle e successivamente trasformarle attraverso un progressivo riprocessamento mediato dalle varie tecniche utilizzate dalla stessa psicoterapia.

La teoria polivagale può essere proficuamente utilizzata in psicoterapia per il trattamento di una vasta gamma di condizioni di disagio psicologico, in particolar modo per i disturbi ansiosi, depressivi e dissociativi, e in tutte quelle condizioni disadattivi in cui siano presenti queste componenti.

La mia pratica clinica della psicoterapia è improntata a un approccio integrativo, in cui all'occorrenza utilizzo tecniche mediate dalla teoria polivagale in psicoterapia. 

Ricevo nelle due sedi dello studio, a Cagliari e a Settimo San Pietro/Sinnai. Qualora interessato/a puoi trovare ulteriori informazioni sui servizi offerti e costi nel mio sito web: www.psicologi-psicoterapeuti-cagliari.it


Bibliografia

Stephen W. Porges , Deb Dana (2018). “Clinical Applications of the Polyvagal Theory: The Emergence of Polyvagal-Informed Therapies”. Norton Series on Interpersonal Neurobiology).  W. W. Norton & Company; 1st edition.

Deb Dana (2018).  “The Polyvagal Theory in Therapy: Engaging the Rhythm of Regulation”. WW Norton & Co.