Il transfert: la ripetizione del passato nella relazione terapeutica
Il concetto di transfert occupa una posizione centrale nella teoria e nella pratica della psicoterapia psicodinamica. Fin dalle prime formulazioni freudiane, esso è stato riconosciuto come un fenomeno inevitabile della relazione terapeutica e, al tempo stesso, come uno degli strumenti clinici più potenti per la comprensione e il trattamento della sofferenza psichica. Attraverso il transfert, il paziente tende a riattualizzare nella relazione con il terapeuta modalità affettive, aspettative e conflitti originariamente strutturatisi nelle relazioni significative del passato, attribuendo all’altro significati che eccedono la situazione presente.
Nel corso del tempo, il concetto di transfert si è progressivamente arricchito e articolato, passando da una concezione inizialmente intesa come ostacolo alla cura a una visione che lo considera il fulcro stesso del processo terapeutico. Le diverse scuole psicodinamiche — dalla psicoanalisi classica ai modelli delle relazioni oggettuali, fino agli approcci relazionali e dell’attaccamento — hanno contribuito a una comprensione sempre più complessa del fenomeno, evidenziandone le dimensioni inconsce, relazionali e intersoggettive.
Ripercorriamo di seguito le principali definizioni del transfert, le sue manifestazioni cliniche e la sua funzione all’interno del setting terapeutico, con particolare attenzione al valore trasformativo che l’analisi del transfert assume nel processo di cambiamento psicologico.
Nella teoria psicodinamica, il transfert è il processo inconscio mediante il quale il paziente riattualizza, proietta e rivive nella relazione terapeutica modalità affettive, rappresentazioni, aspettative e conflitti originariamente strutturatisi nelle relazioni significative primarie (in particolare con le figure genitoriali), attribuendole al terapeuta come se questi ne fosse l’oggetto reale.
In altri termini, il paziente non si relaziona al terapeuta per ciò che egli è, ma per ciò che rappresenta psichicamente in continuità con il proprio mondo relazionale interno.
Elementi costitutivi del transfert
- Origine
relazionale infantile
Il transfert trae origine dalle prime relazioni oggettuali, nelle quali si sono formati: - modelli di attaccamento,
- fantasie inconsce,
- aspettative affettive,
- modalità difensive di gestione del desiderio e dell’angoscia.
- Carattere
inconscio
Il soggetto non è consapevole del fatto che le reazioni emotive verso il terapeuta non derivino dalla relazione attuale, ma da schemi relazionali preesistenti. - Ripetizione
e attualizzazione
Il transfert non è semplice ricordo: è una ripetizione vissuta nel presente, emotivamente reale, che si manifesta attraverso: - sentimenti intensi (amore, ostilità, dipendenza, idealizzazione),
- aspettative implicite,
- agiti o resistenze.
- Attribuzione
al terapeuta
Il terapeuta diventa un oggetto di transfert, cioè il bersaglio su cui vengono proiettate rappresentazioni di sé e dell’altro già costituite, spesso in modo rigido e stereotipato.
Tipologie fondamentali di transfert
- Transfert
positivo
Sentimenti di fiducia, idealizzazione, dipendenza, amore o bisogno di approvazione. - Transfert
negativo
Ostilità, diffidenza, rabbia, svalutazione, paura di rifiuto o intrusione. - Transfert
ambivalente
Coesistenza di spinte opposte (desiderio e timore, attaccamento e aggressività). - Transfert
erotizzato
Sessualizzazione della relazione come difesa e come riproposizione di conflitti edipici o pre-edipici.
Funzione clinica del transfert
Dal punto di vista psicodinamico il transfert è:
- inevitabile,
- necessario,
- strumento privilegiato di conoscenza e cambiamento.
Attraverso l’analisi del transfert, il paziente può:
- rendere consapevoli i propri schemi relazionali inconsci,
- riconoscere la ripetizione dei conflitti,
- differenziare il passato dal presente,
- integrare affetti e rappresentazioni scisse.
Freud parlerà del transfert come della “nevrosi di transfert”, intendendo che la sofferenza psichica del paziente si organizza e si rende osservabile all’interno della relazione terapeutica stessa, permettendo il lavoro analitico.
Sviluppi post-freudiani
- Klein: il transfert è attivo fin dall’inizio e coinvolge oggetti parziali, fantasie primitive e posizioni schizo-paranoide e depressiva.
- Winnicott: il transfert si manifesta come uso dell’oggetto e ripropone le condizioni di holding e fallimento ambientale.
- Relazionale / intersoggettivo: il transfert è co-costruito nella relazione e non solo “proiettato” dal paziente.
- Modelli dell’attaccamento: il transfert riflette i modelli operativi interni del paziente.
Il transfert è dunque la ripetizione inconsapevole, nella relazione terapeutica, di modelli affettivi e relazionali originari, che attribuisce al terapeuta significati, funzioni e ruoli derivanti dalla storia relazionale del paziente, rendendo tali dinamiche accessibili all’osservazione, all’interpretazione e al cambiamento.
Il transfert rappresenta uno dei luoghi privilegiati in cui la vita psichica del paziente si rende visibile, esperibile e trasformabile. Lungi dall’essere un semplice fenomeno collaterale della relazione terapeutica, esso costituisce il tessuto stesso entro cui i conflitti inconsci, le modalità relazionali interiorizzate e le aspettative affettive più profonde vengono riattualizzate nel qui-e-ora della seduta. È in questo spazio relazionale che il passato non viene soltanto ricordato, ma nuovamente vissuto, offrendo al lavoro psicoterapeutico una materia viva e dinamica.
La considerazione del transfert non è, tuttavia, appannaggio esclusivo dell’analista. Se inizialmente il paziente ne è inconsapevole, il processo terapeutico mira progressivamente a renderlo partecipe di un lavoro mentale sempre più raffinato, capace di interrogare le proprie reazioni emotive, di riconoscerne la natura ripetitiva e di coglierne il legame con la storia relazionale personale. Attraverso le interpretazioni, le restituzioni e la qualità della presenza del terapeuta, il paziente è stimolato a sviluppare una funzione riflessiva che consente di pensare ciò che prima veniva agito o subito.
In questa prospettiva, l’analisi del transfert diventa un’esperienza condivisa di esplorazione e simbolizzazione, nella quale la relazione terapeutica si configura come uno spazio sufficientemente sicuro per tollerare l’ambivalenza, integrare affetti contrastanti e differenziare il passato dal presente. Il cambiamento non risiede tanto nell’eliminazione delle dinamiche transferali, quanto nella possibilità di riconoscerle, comprenderle e trasformarle in nuove modalità di relazione con sé e con l’altro.
Considerare il transfert come fulcro del processo psicoterapeutico significa, in ultima analisi, riconoscere che la cura avviene nella relazione e attraverso la relazione: un luogo in cui il paziente, accompagnato dallo psicoterapeuta, può progressivamente passare dal ripetere inconsapevolmente al pensare consapevolmente, aprendo così la strada a una più autentica libertà psichica.
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