mercoledì 4 luglio 2018

L’importanza della comunicazione nelle relazioni

Non so se vi siate mai chiesti quanto sia importante la comunicazione da un punto di vista psicologico: forse alcuni di voi lo avranno già fatto, altri invece non si sono mai posti questo quesito, e dunque non hanno mai riflettuto su questo aspetto importantissimo per le relazioni e in generale per la sfera interpersonale. Altri ancora ignorano del tutto l’importanza della comunicazione, rimanendo pertanto del tutto inconsapevoli di quanto gli errori comunicativi possano condizionare negativamente le loro relazioni, e nei casi peggiori deteriorarle irreversibilmente. 


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Nell’ambito della mia pratica professionale di consulenza psicologica e di psicoterapia non mi stanco mai di lavorare sulla comunicazione, enfatizzando la fondamentalità e l’essenzialità di una comunicazione sana nelle relazioni, sia che si tratti di rapporti di coppia, o di relazioni familiari, o lavorative o amicali. Non mi stanco mai di ripetere che è basilare curare particolarmente la comunicazione, poiché quando una relazione si deteriora, nella maggior parte dei casi questo avviene poiché prima di tutto in precedenza, e per vari motivi, si era ammalato il processo comunicativo nell’integrità e nella coerenza delle sue componenti fondamentali. Proprio per questo motivo ciascuno di noi dovrebbe conoscere quali sono le caratteristiche di una comunicazione sana, quali sono le sue regole fondamentali e quali i maggiori rischi di questo processo dinamico di scambio di informazioni, che nella sua globalità è un processo retroattivo circolare, in cui avviene inevitabilmente un influenzamento reciproco. 
Senza renderci conto, ogni volta che comunichiamo definiamo nel medesimo tempo noi stessi e l’altro, nonché la natura e la qualità della relazione che ci unisce. E nel processo comunicativo passa sempre tutta una serie di informazioni veicolate dal canale verbale sul piano semantico, ovvero del contenuto e dei significati che stiamo veicolando con le nostre parole, ma nel contempo passa una miriade molto più consistente di informazioni non verbali, che influiscono massivamente sul processo percettivo del nostro interlocutore e sul significato globale di quanto si è comunicato: il passaggio di informazioni non verbali, che con i suoi significati di livello più profondo influenza ampiamente il contenuto globale della comunicazione, avviene per lo più su un piano preconscio e inconscio.  
L’esperienza mi ha anche insegnato che frequentemente le persone credono di essere buoni comunicatori, mentre in realtà senza neppure rendersi conto infrangono continuamente quelle che sono le regole essenziali di una buona comunicazione: e questo usualmente accade fintanto che le conseguenze negative non le porteranno a confrontarsi con gli esiti negativi che ne derivano. Le conseguenze peggiori dei vizi di comunicazione si verificano indubbiamente nell’area affettiva: ci sono rapporti di coppia che naufragano in tempi più o meno lunghi proprio a causa di un’incapacità di fondo di comunicare in modo sano, chiaro, diretto e coerente, con una quasi totale inconsapevolezza della propria incapacità a comunicare.
La comunicazione è la componente essenziale delle relazioni: proprio per questo è di fondamentale importanza conoscere quali sono le regole che governano una buona comunicazione, e quanto sia essenziale sviluppare la capacità della comunicazione assertiva. Maggiore la capacità comunicativa, più elevata l’armonia relazionale. Tutti, ma veramente tutti, dovremmo fare almeno un piccolo corso o training sulla comunicazione e sull’assertività. 




Dott. Antonello Viola
Studio Specialistico di Psicoterapia e Consulenza Psicologica-Psicodiagnostica
Sedi Sinnai e Cagliari
Cell. 3200757817
e-mail: antonello.viola@gmail.com

lunedì 19 febbraio 2018

LA MENTE HA IL POTERE 
DI FARCI AMMALARE O DI FARCI GUARIRE



Lo scienziato Bruce Lipton è oggi noto a livello internazionale per i suoi studi nell'ambito dell'epigenetica e le sue teorie che divulga attraverso i suoi libri e le sue frequentatissime conferenze. Lipton ha militato in ambito medico dagli anni “60: ha investito gran parte delle sue energie per dare una risposta a un semplice quesito: “Chi controlla il destino delle cellule?”
Tutte le cellule sono identiche, come spiega Bruce Lipton “Se si prendono cellule sane e si collocano in un ambiente sfavorevole, le cellule si ammalano e muoiono”. Quando una cellula è malata i medici iniziano la loro opera di prescrizione di medicinali.
Quando ingeriamo un farmaco questo scatena una serie di reazioni biochimiche che coinvolgono tutto il corpo e non solo la sezione anatomica da guarire. Quelli che noi chiamiamo “effetti collaterali” sono degli effetti diretti del farmaco, in farmacologia non esistono “effetti collaterali”, ma solo effetti diretti. Quando prendiamo un farmaco diamo per scontato che la sua efficacia circa il nostro scompenso possa creare più benefici rispetto ai danni che quel farmaco sta causando con gli altri effetti diretti.
Secondo le statistiche, negli USA, i farmaci uccidono oltre 300.000 persone all”anno! La conclusione sorge spontanea: c”è qualcosa di sbagliato nella farmacologia moderna. Se a far ammalare le cellule è l”ambiente, eliminando un ambiente nocivo e spostando le nostre cellule in un ambiente sano e salutare, si arriverebbe a una guarigione spontanea.
Gli esseri umani sono composti da circa 50 trilioni di cellule, per spiegare meglio il concetto, lo scienziato Lipton paragona il corpo umano a una comunità dove ogni cellula rappresenta un individuo e ogni organo una collettività. Da qui ritorniamo alla domanda iniziale: da cosa dipende il destino delle nostre cellule?
A cambiare il destino delle cellule è il nostro flusso sanguigno. Il sangue dipende dal sistema nervoso e il suo modo di interagire con l”ambiente esterno. Come spiega Bruce:
"La medicina cerca di guarire le cellule dalla malattia andando a intaccare i meccanismi biochimici innescati dall'ambiente esterno. La medicina agisce sull'uomo quando il problema è l'ambiente!.
Di fatto i recenti studi dell'epigenetica dimostrano sempre più quanto l'ambiente incida sull'attivazione o la disattivazione dei geni. Dunque alla domanda cruciale "se in un ambiente sano possiamo guarire spontaneamente" il ricercatore Bruce Lipton ha risposto: 
"In teoria sì, ma in termini pratici è tutto più complesso perché la nostra mente interpreta l'ambiente esterno a modo suoMagari noi siamo posti in un ambiente sano ma la nostra mente inizia a leggerlo come un ambiente negativo e dannoso, il nostro sistema nervoso genera così una sostanza chimica che ci renderà ugualmente malati" 
Bruce Lipton, durante le sue ricerche, ha analizzato una grande quantità di dati relativi all’effetto placebo: molti farmaci che assumiamo, con la sperimentazione, si sono dimostrati addirittura meno efficaci del placebo. Gli esperimenti classici consistono nell’individuare un grosso campione di ricerca che lamenta una certa patologia, questo campione viene diviso in due gruppi. Al primo gruppo si somministra un medicinale vero, al secondo gruppo viene dato un placebo, ovvero una “falsa pillola” che non ha più potere di una mentina. Quando l’individuo era predisposto alla guarigione, si sentiva meglio e il corpo reagiva bene anche dopo aver assunto un inerte placebo.
Con questa premessa si arriva a parlare dei principi di guarigione spontanea legati al controllo mentale. Anche in questo caso, per spiegare una marea di saggi complicati, ci rifaremo a un esempio pratico:
Se chiudete gli occhi e pensate a una persona amata, il vostro sistema nervoso inizierà a produrre dopamina, serotonina, ossitocina… Questa miscela biochimica coinvolgerà l’intero organismo e voi potrete sentirne i benefici nel vostro corpo, la biochimica porterà un grosso bagaglio di benessere alle vostre cellule. Ecco perché se ci innamoriamo stiamo così bene in compagnia del nostro amato. Al contrario, se pensiamo a qualcosa che ci turba o ci spaventa o affrontiamo la vita frenetica con una continua ansia di sottofondo, questo ci fa ammalare, il nostro sistema nervoso secerne gli ormoni dello stress e alle nostre cellule non arriverà di certo una miscela chimica benigna!
Le persone non sanno che ogni giorno cresciamo. Sì, ogni giorno centinaia e centinaia di cellule muoiono e sono soppiantate da cellule nuove. Il nostro apparato gastrointestinale effettua un turnover di cellule ogni tre giorni. Se il nostro organismo viene “distratto” da farmaci, da “stress” da “pensieri negativi” o da centinaia di altre cose superflue, nel turnover potrebbe andare storto qualcosa e così potremmo ammalarci. I virus dannosi e in generale tutti gli altri agenti patogeni potrebbero subito attecchire, e il motivo è più semplice di quanto si possa credere: la nostra mente, attraverso l'ideazione negativa (il filtraggio disfunzionale degli eventi e dell'ambiente, operato  dagli schemi mentali e gli atteggiamenti erronei sviluppati soprattutto nei primi stadi del proprio sviluppo psicologico) genera una serie di emozioni negative che innescano una catena di reazioni biochimiche, che finiscono per bloccare parzialmente l'efficienza del nostro sistema immunitario, rendendo così il nostro organismo più vulnerabile.
A chi è capitato di ammalarsi senza aver preso freddo?
Se vi è successo, probabilmente perché il vostro organismo era distratto da altro e ha concesso l”ingresso di un virus. Discorso analogo anche per il cancro, così come spiega il ricercatore:
"Effettuando delle analisi a campione si è scoperto che le cellule tumorali albergano in tutti noi. Queste cellule ci sono sempre, in tutti, solo che il sistema immunitario è funzionante quindi ne impedisce la crescita."
La scienza ci dice che il corpo risponde alla fisica quantistica, mentre la medicina odierna è basata sulla fisica di Newton. La farmacologia vuole stravolgere la biochimica dell’organismo aggiungendo altra chimica. Secondo la logica dettata dalla fisica dei quanti, più che somministrare altra chimica bisognerebbe innescare un cambiamento dell’energia. Secondo la fisica quantistica è tutto energia, quindi anche i nostri pensieri lo sono.
La mente è energia. Quando si pensa s’innesca un potenza di trasmissione che si traduce in segnali biochimici che si propagano in armonia con il nostro corpo.
Personalmente, nel mio studio di psicoterapia mi sforzo da circa un decennio a spiegare questo principio ai miei pazienti, riprendendo le vecchie nozioni del modello energetico freudiano e poi quelle più attuali della neurofisiologia e della fisica quantistica: lo faccio sempre quando intendo lavorare con l'ipnositerapia, per rendere conto di un concetto semplice ma basilare, cioè di quanto la nostra mente possa essere potente nel generare pensieri ed emozioni e nel determinare la qualità del loro processamento positivo o negativo, e dunque sia nel farci ammalare che nel farci guarire, producendo uno squilibrio energetico, che si traduce in psicosomatizzazioni, sintomi psichici e/o organici, e alla lunga in danni d'organo
Poiché le aziende farmaceutiche non potrebbero vendere i pensieri, non investono neanche un centesimo per dimostrare la stretta correlazione tra “mente-corpo” in termini di “segnale-risposta”. Il segnale dettato dalla mente potrebbe costantemente essere di benessere così come la risposta.
I pensieri generano un campo di energia che viene convertito in un segnale biochimico capace di curarci in modo del tutto naturale. Gran parte del lavoro psicoterapeutico alla fine verte intorno a questo principio: modificando schemi mentali disfunzionali, eliminando atteggiamenti erronei, risolvendo conflitti e complessi, in qualche modo si riesce a recuperare un equilibrio psicofisiologico più adattivo, e migliorare le proprie relazioni.
Bruce Lipton, che è stato anche professore universitario, ha abbandonato la cattedra perché sapeva che ciò che insegnava non corrispondeva proprio alla realtà, e ha deciso di concentrare tutte le sue energie nella medicina quantistica.
Purtroppo non è così facile riuscire a gestire il flusso dei pensieri. Questo perché gran parte del potere risiede nel subconscio. Noi umani usiamo il subconscio per il 95% dei nostri processi mentali, solo il 5% dei nostri processi mentali è dettato dalla mente cosciente. La trama del subconscio viene costruita grosso modo nei nostri primi cinque-sei anni di vita. Cosa è stato appreso in questi primi delicatissimi anni, diventa il punto cardine della nostra vita da adulti fino a condizionare il nostro comportamento e la nostra salute. E tutto ciò che viene appreso in queste fasi primarie del nostro sviluppo psichico viene incamerato nei nostri registri di memoria (dunque nel nostro cervello) in termini di memorie emotive implicite, molto potenti. 
Purtroppo non possiamo controllare il subconscio ma possiamo “riprogrammarlo”. Come spiega Lipton:
"Molti studi mostrano che molte malattie sofferte in età adulta hanno a che fare con la programmazione e l'ambiente in cui viviamo nei primi sei anni di vita".
In altre parole, da bambini “assorbiamo” gli atteggiamenti negativi che abbiamo intorno e così programmiamo il subconscio predisponendolo a fattori come preoccupazioni, sensi di colpa, ansie… E' dimostrato che se un bambino adottato è cresciuto da una famiglia dove uno dei genitori ha un tumore, nella vita adulta il soggetto adottato ha più probabilità di sviluppare un cancro”.
Personalmente posso dire che tutto il lavoro ipnoterapico svolto con le molteplici tecniche del metodo ipnotico è sostanzialmente rivolto al recupero di risorse sane dall'inconscio dei pazienti. Attraverso le tecniche ipnotiche centrate sulle problematiche del paziente si cerca sempre di sovvertire dei conflitti inconsci, e di creare energie sane e positive che inneschino nell'organismo un circolo biochimico virtuoso.
Con una certa frequenza chi lavora in ambito medico non sa come approcciarsi a studi di questo genere, eppure è perfettamente consapevole dei danni alla salute che una mera emozione negativa generante stress può causare. Il medico sa che molte persone tendono a somatizzare dei sintomi (la dermatite atopica e l”alopecia sono i classici esempi) quindi, perché non potrebbe esserci dell”altro? Nella realtà dei fatti, anche le antologie mediche insegnano che le emozioni sono degli attivatori biochimici.


Bibliografia
"La mente ci guarisce più dei farmaci". In tecnologia-ambiente.it
"La biologia delle credenze", di Bruce Lipton.
"The wisdom of your cells: how your beliefs control your biology", di Bruce Lipton.
"Ipnosi e suggestione in psicoterapia", di Ornella Manca Uccheddu e Antonello Viola


DOTT. ANTONELLO VIOLA
psicologo-psicoterapeuta-ipnoterapeuta
Studio di Psicoterapia, Consulenza Psicologica-Psicodiagnostica e Ipnositerapia
Via Pierluigi da Palestrina, 15
Sinnai (CA)
Tel. 3200757817
e-mail: antonello.viola@gmail.com


mercoledì 5 luglio 2017

L’importanza di coltivare atteggiamenti sani per non ammalarsi


L’importanza di coltivare atteggiamenti sani per non ammalarsi
Le malattie e qualsiasi manifestazione fisiopatologica può essere considerata come un’espressione del nostro corpo, nel tentativo di fronteggiare situazioni e dinamismi mentali conflittuali o disfunzionali insiti nella nostra sfera mentale ed emozionale. E’ questo il motivo per cui si dovrebbe sempre prestare una particolare attenzione nel mantenimento dell’equilibrio e dell’armonia nella vita psichica del nostro essere, per poter godere di una migliore salute nel nostro corpo.
Questa breve lista di semplici raccomandazioni può aiutarci ad evitare che il nostro sistema mente-corpo si saturi di tensioni, che progressivamente lo conducano a un punto di rottura che può innescare la malattia.
§  Prendi decisioni. Non prendere decisioni, attraverso meccanismi di difesa di diniego o di razionalizzazione, può farci permanere in situazioni incerte caricandoci di dubbi, emozioni negative e conflitti, e soprattutto non ci conduce dove invece vorremmo stare.

§  Perdona te stesso e gli altri. Il perdono è uno degli strumenti più utili che si possano avere a disposizione, tuttavia però in pochi riusciamo veramente a metterlo in pratica. Perdonare gli altri ci consente di scaricare il rancore, lo spirito di vendetta, i giudizi, mentre perdonare noi stessi ci permette di lasciare i sensi di colpa e i rimorsi in rapporto alle azioni e omissioni delle quali siamo responsabili, e continuare ad andare avanti senza i pesanti fardelli del passato. La capacità di perdonare, con uno spirito compassionevole e auto-compassionevole è un potente volano di crescita e di evoluzione spirituale.

§  Non prendere le cose in modo personale.  Se prendiamo tutto in modo personale rischieremo di vivere arrabbiati con il mondo, e di cadere nella trappola paranoide dei dubbi persecutori, vedendo secondi fini, allusioni e complotti che in realtà non esistono, o rovinando facilmente le relazioni, anche quelle più importanti. Se invece cominceremo a capire veramente che ogni persona sta compiendo un processo evolutivo personale, e che le sue emozioni negative, i suoi errori, hanno a che fare più con se stessa che con noi, questo ci permetterà di vivere la vita e le nostre relazioni con una spirito più comprensivo e un atteggiamento più empatico.

§  Accettati per come sei. Quando nella nostra anima si muovono sentimenti di rifiuto per noi stessi, quando viviamo i nostri giorni confrontandoci con gli altri e cercando approvazione dagli altri mentre neppure noi stessi riusciamo ad approvarci, allora non ci stiamo accettando e vorremmo essere qualcun altro, e questo non fa altro che far covare nella nostra psiche paura, rancore e risentimento nei nostri stessi confronti. Una delle chiavi dell’essere autentici è accettarsi, e questo non significa essere passivi, semplicemente vuol dire prendere atto umilmente dei propri limiti o delle proprie fragilità, con l’intenzione e la speranza di crescere e porre in essere cambiamenti positivi.

§  Non tenerti dentro le tue emozioni e i tuoi sentimenti. Certo non è una buona idea andare in giro a sbandierare ai quattro venti ciò che sentiamo, ma non c’è dubbio che sia prima di tutto importante identificare quello che sentiamo ed essere onesti con noi stessi, e poi esteriorizzare in modo opportuno quello che sentiamo. La capacità di esprimere e gestire le proprie emozioni e i propri stati affettivi è un'importante conquista nel processo evolutivo della nostra personalità.

§  Mostrati per come sei. Non pretendere di essere ciò che non sei, e non fingere di esserlo, non mentire: questo ti consente di agire in modo naturale, ed eventualmente avvicina le persone che ti circondano per ciò che effettivamente e realmente sei, e non per una semplice questione di facciata o per altri aspetti ai quali non corrispondi.

§  Non vivere di ciò che diranno. Quello che gli altri dicono di noi non può essere più importante della nostra immagine e della nostra auto-percezione, e se questo accadesse il rischio sarebbe di vivere per soddisfare le aspettative degli altri, o per quello che gli altri chiedono o sperano, creando lentamente un senso di nullità, di vuoto e di inautenticità.

§  Non bloccarti davanti alle avversità. La passività ci colloca in una frustrante inazione che ci sottomette per un tempo indefinito a ciò che non ci piace: questo ci sottrae molte possibilità di apportare dei cambiamenti che ci consentano di migliorare la nostra condizione. I problemi non si risolvono con l’inazione, piuttosto con l’operosità, la proattività, la ricerca e la generazione di cambiamenti.

§  Apprezza il positivo. Quando vediamo il positivo, quando apprezziamo ciò che di buono sta intorno a noi, ciò che ci nutre, quello che risalta per la sua bellezza, spesso soltanto visibile attraverso gli occhi del cuore, allora viviamo in uno stato nel quale siamo più resistenti alla negatività, evitando di invischiarci e chiuderci in essa. Sforzarsi di vedere il positivo nelle situazioni, costituisce un atteggiamento essenziale per mantenere uno stato di armonia interiore.

§  Confida nel processo della vita. La vita può essere indecifrabile in alcune sue fasi, tuttavia nella sua tortuosità e nelle sue asperità il percorso della vita ci sta conducendo verso il bene più elevato, anche se non ci rendiamo conto, e nonostante talvolta possa essere molto difficile accettarlo. Apprendi l’atteggiamento della speranza, dell’attesa di qualcosa di migliore, e possibilmente vivi un’attesa non passiva, e probabilmente le cose migliori arriveranno.

Coltivare questi atteggiamenti ci consente indirettamente di prenderci cura del nostro corpo e ci aiuta a non permettere che una cattiva gestione della nostra vita emotiva finisca per farci ammalare. Il nostro corpo è come un tempio, e questi semplici atteggiamenti ne costituiscono come un sacrario prezioso.


Dott. Antonello Viola
Studio di Consulenza Psicologica e Psicoterapia
Cagliari - Sinnai (CA)
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