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venerdì 30 gennaio 2026

Il Sé autorealizzante: la spinta naturale a diventare se stessi

Il Sé autorealizzante: la spinta naturale a diventare se stessi



Esiste un’idea semplice e al tempo stesso profondamente rivoluzionaria nella storia della psicoterapia: l’essere umano possiede una tendenza naturale alla crescita, al senso, alla coerenza interiore. Carl Rogers ha chiamato questa forza Sé autorealizzante.

In un panorama psicologico spesso centrato su ciò che non funziona — conflitti, traumi, distorsioni, sintomi — Rogers propone un cambio di sguardo: la sofferenza non nasce perché qualcosa è “rotto” alla radice, ma perché ciò che in noi tende a svilupparsi viene ostacolato, deviato o soffocato.

Esploriamo il significato del Sé autorealizzante, mettendone in luce le implicazioni esistenziali e psicoterapeutiche, e confrontandolo con i principali modelli psicodinamici e cognitivi.

Da dove nasce l’idea di Sé autorealizzante

Il concetto di Sé autorealizzante nasce all’interno della psicologia umanistica, in particolare con Carl Rogers, e affonda le sue radici nel pensiero di Kurt Goldstein. L’idea di fondo è che ogni organismo vivente non si limita a sopravvivere, ma tende spontaneamente a sviluppare le proprie potenzialità.

Nell’essere umano questa spinta assume una forma psicologica e relazionale: si esprime nel modo in cui costruiamo il senso di noi stessi, nelle scelte che facciamo, nella ricerca di una vita che sentiamo come autentica.

Il Sé, in questa prospettiva, non è qualcosa di fisso o dato una volta per tutte, ma un processo in continuo divenire, che si struttura attraverso l’esperienza e le relazioni significative.

Quando il Sé si blocca: incongruenza e sofferenza

Secondo Rogers, la sofferenza psicologica emerge quando si crea una distanza eccessiva tra:

  • ciò che sentiamo e siamo realmente (Sé reale)

  • ciò che pensiamo di dover essere per essere accettati (Sé ideale)

Questa distanza prende il nome di incongruenza e genera vissuti di ansia, vergogna, senso di vuoto o inautenticità.

Molte persone imparano presto che alcune emozioni, desideri o bisogni non sono accettabili. Per non perdere il legame con gli altri, iniziano a negare parti di sé. Il problema non è l’adattamento in sé, ma il prezzo che si paga quando l’adattamento diventa una rinuncia costante all’autenticità.


Il Sé autorealizzante in psicoterapia

Nella psicoterapia centrata sulla persona, il cambiamento non viene imposto né guidato dall’esterno. Il terapeuta non “corregge” il paziente, ma crea un clima relazionale sicuro, in cui la persona può esplorare se stessa senza paura di essere giudicata.

Rogers individua tre condizioni fondamentali:

  1. Autenticità (congruenza) del terapeuta

  2. Accettazione positiva incondizionata

  3. Comprensione empatica

Quando queste condizioni sono presenti, le difese si allentano e il Sé può riprendere il suo naturale movimento di crescita. Il cambiamento non è forzato: accade.


Sé autorealizzante e psicodinamica: differenze e dialoghi

I modelli psicodinamici tradizionali descrivono l’essere umano come attraversato da conflitti inconsci, difese e ripetizioni relazionali. In questa prospettiva il cambiamento avviene attraverso la presa di consapevolezza, l’elaborazione del conflitto e l’insight.

Le evoluzioni più moderne della psicodinamica, tuttavia, si avvicinano molto alla visione rogersiana: anche qui il Sé si costruisce nella relazione e il setting terapeutico diventa uno spazio trasformativo.

La differenza principale sta nell’assunto di base: Rogers parte da una fiducia radicale nella direzione evolutiva del Sé, mentre la psicodinamica mantiene uno sguardo più centrato sul conflitto e sulla sua elaborazione.


Sé autorealizzante e modelli cognitivi

I modelli cognitivi spiegano la sofferenza psicologica attraverso schemi disfunzionali e credenze apprese nel tempo. Il lavoro terapeutico è spesso orientato a riconoscere e modificare questi schemi.

Dal punto di vista del Sé autorealizzante, il cambiamento cognitivo è importante, ma viene visto come una conseguenza di un processo più profondo: quando una persona si sente accolta e compresa, cambia anche il modo in cui pensa a se stessa e al mondo.

In questo senso, l’approccio umanistico privilegia l’esperienza vissuta rispetto alla correzione diretta del pensiero.


Le implicazioni esistenziali: vivere una vita propria

Il Sé autorealizzante non riguarda solo la psicoterapia, ma il modo in cui viviamo le nostre vite. Ci invita a chiederci:

  • Quanto siamo fedeli a ciò che sentiamo?

  • Quanto le nostre scelte rispondono alle aspettative altrui?

  • In che misura stiamo vivendo una vita che riconosciamo come nostra?

In questo senso, la psicoterapia diventa uno spazio in cui non si impara solo a stare meglio, ma a tornare ad abitare se stessi.


Limiti e possibili integrazioni

Il concetto di Sé autorealizzante è stato talvolta criticato per un eccesso di fiducia nella natura umana. Tuttavia, molte integrazioni contemporanee mostrano come questa prospettiva possa dialogare efficacemente con la teoria dell’attaccamento, le terapie esperienziali e i modelli integrati.

Più che una visione ingenua, il Sé autorealizzante può essere letto come una posizione etica e clinica: credere che, date le giuste condizioni, il cambiamento sia possibile.


Il concetto di Sé autorealizzante offre una chiave di lettura potente e, per certi versi, controcorrente della sofferenza psicologica e del cambiamento umano. Ci ricorda che, sotto strati di adattamento, difese e aspettative interiorizzate, esiste una spinta vitale che tende naturalmente alla coerenza, al senso e all’autenticità.

In questa prospettiva, il disagio non è il segno di un fallimento personale, ma spesso l’espressione di un conflitto silenzioso tra ciò che siamo e ciò che abbiamo imparato a dover essere. La psicoterapia diventa allora meno un luogo di correzione e più uno spazio di riconnessione: un contesto in cui l’esperienza può essere finalmente accolta, ascoltata e integrata.

Il confronto con i modelli psicodinamici e cognitivi mostra come il Sé autorealizzante non si ponga necessariamente in alternativa, ma offra una diversa angolazione sul cambiamento. Dove alcuni modelli lavorano sul conflitto o sulla ristrutturazione del pensiero, l’approccio umanistico mette al centro la qualità dell’esperienza e della relazione, affidandosi alla capacità intrinseca della persona di orientarsi verso forme di vita più autentiche.

Dal punto di vista esistenziale, il Sé autorealizzante ci interroga profondamente: quanto spazio diamo nella nostra vita a ciò che sentiamo davvero? Quanto spesso confondiamo l’adattamento con la realizzazione? Recuperare il contatto con il proprio Sé non significa eliminare le difficoltà, ma attraversarle senza dover rinnegare se stessi.

In ultima analisi, la psicoterapia, quando funziona, non costruisce un’identità nuova né insegna semplicemente a funzionare meglio. Crea piuttosto le condizioni perché una persona possa smettere di difendersi da ciò che è, e permettersi di diventare, gradualmente, più pienamente se stessa. È in questo spazio di autenticità ritrovata che il cambiamento più profondo prende forma.


PER INFORMAZIONI:


Studio Psicoterapia e Consulenza Psicologica

Dott. Antonello Viola

Sedi: Settimo San Pietro (CA), Via Basilicata n. 5

Tel. 3200757817 (anche whatsapp)

e-mail: antonello.viola@gmail.com

web: antonelloviola.com

mercoledì 13 novembre 2024

EMDR Cagliari: studio psicoterapia-consulenza psicologica Dott. Antonello Viola

 Il trattamento con il metodo EMDR in psicoterapia: Studio Psicoterapia-Consulenza Psicologica Cagliari

Dott. Antonello Viola





EMDR è l'acronimo inglese di "Eye Movement Desensitization and Riprocessing" (Desensibilizzazione e Riprocessamento attraverso i Movimenti Oculari), un approccio psicoterapeutico di tipo integrativo, con il quale sono state prodotte parecchie ricerche che ne hanno dimostrato l’efficacia nel trattamento delle condizioni di malessere psicologico derivanti da traumi. La terapia EMDR è costituita da un insieme di protocolli standardizzati che integrano elementi metodologici derivanti da una gamma di differenti approcci psicoterapici. Nel corso degli ultimi decenni con la terapia EMDR sono già stati trattati efficacemente milioni di casi di condizioni di disagio psicologico legate a varie condizioni di distress psichico (EMDRIA, 2003-2012).
Per la precisione l’EMDR è un metodo psicoterapico relativamente recente elaborato nel 1987 dalla Psicologa nord americana Francine Shapiro, la quale ha scoperto che alcuni tipi di stimolazione esterna possono aiutare efficacemente una persona a elaborare e superare un evento traumatico o emotivamente disturbante. Fra questi tipi di stimolazione i più usati sono certamente alcuni tipi di movimenti oculari che vengono prodotti in un paziente invitandolo a seguire il movimento della mano del terapeuta (o alternativamente il “tapping”, cioè il tamburellamento sul dorso delle mani, o l’alternanza di un segnale acustico, come ad esempio lo schiocco delle dita). Pensare a un evento traumatico mentre contemporaneamente si eseguono determinati movimenti oculari genera l'effetto di riprendere o accelerare l'elaborazione delle informazioni contenute nel cervello, relative a un evento traumatico. Una particolarità fondamentale dell'approccio EMDR è che, nell'affrontare un evento disturbante lo considera in modo olistico, e cioè nelle sue componenti comportamentali, cognitive, interpersonali, emozionali e viscerali.
In generale la terapia EMDR facilita il riprocessamento efficace degli eventi traumatici o delle esperienze avverse di vita con le convinzioni associate, determinandone una risoluzione adattiva. Per accedere all’informazione e determinarne il riprocessamento l’EMDR utilizza una serie di stadi procedurali specifici che utilizzano e integrano la stimolazione bilaterale alternata tra i canali visivo, uditivo e/o tattile: queste procedure e protocolli di trattamento ben definiti facilitano il riprocessamento dell’informazione. L’EMDR utilizza un approccio psicoterapeutico a 8 fasi e tre stadi, che ottimizza una stabilizzazione sufficiente del paziente prima, durante, e dopo il riprocessamento dei ricordi stressanti e traumatici e degli stimoli associati. Lo scopo dell’approccio EMDR alla psicoterapia è quello di facilitare l’innata capacità del paziente alla guarigione. Perciò, durante il riprocessamento dei ricordi, l’intervento del terapeuta è mantenuto al minimo livello necessario per assicurare la continuità del riprocessamento dell’informazione (EMDRIA, 2003-2012).
Il trattamento psicoterapico con il metodo EMDR consta di otto fasi. La lunghezza temporale del trattamento completo dipende dal quadro anamnestico e diagnostico del paziente: esso implica un protocollo globale a tre stadi (1-ricordi passati; 2-disturbi presenti; 3-azioni future), necessari per alleviare i sintomi ed agire sulla totalità del quadro clinico presentato dal paziente. L’obiettivo della terapia EMDR è di processare completamente le esperienze cha stanno causando i problemi, e includerne delle nuove che sono necessarie per la piena salute.



Nella sede dello studio in Settimo San Pietro ai nuovi pazienti è riservata una promozione:

le prime 5 sedute al costo di 50 €/seduta (le sedute successive 55 €)



PER INFORMAZIONI:

Studio Psicoterapia, Consulenza Psicologica Psicodiagnostica

Dott. Antonello Viola

Sedi: Settimo San Pietro (CA), Via Basilicata n. 5

         Cagliari, Via S. Lucifero 65

Tel. 3200757817 (anche whatsapp)

e-mail: antonello.viola@gmail.com

web: antonelloviola.com

martedì 29 agosto 2023

IPNOSI NELLA VITA QUOTIDIANA E IN PSICOTERAPIA

 


IPNOSI E VITA QUOTIDIANA

Una semplice guida per comprendere un fenomeno complesso ma naturale


Questo libro non vuole essere un trattato o un manuale sull’ipnosi nella complessità della sua fenomenologia e delle sue applicazioni, piuttosto, a te che forse stai cercando risposte sintetiche e chiare su cosa sia l’ipnosi o che avresti eventualmente intenzione di approcciarti al suo utilizzo nell’ambito di una psicoterapia, voglio fornirti un quadro concettuale sintetico e rendere conto di quanto il fenomeno ipnosi in realtà non riguardi solo la psicoterapia o la medicina, ma la nostra vita quotidiana di tutti i giorni. Ti fornirò pertanto le basi concettuali che riguardano questo metodo di cura antico ma ancora essenzialmente contemporaneo, un quadro sintetico e chiaro di come funzioni l’ipnosi dal punto di vista neuro-bio-psico-fisiologico, e di come la nostra naturale trance quotidiana possa influenzare il nostro equilibrio psicofisiologico, la nostra salute e la nostra armonia interna. Oggi puoi acquistare questa interessante lettura più o meno anche al costo di un caffè, facendo un pieno di adrenalina e ormoni del benessere attraverso l'espansione della tua consapevolezza, e apportando alla tua vita una maggiore armonia esistenziale.

Vai alla pagina del libro: https://www.amazon.it/dp/B0CGDNZZ4Q




mercoledì 9 ottobre 2019

"The cold shoulder": come il narcisista ti demolisce ignorandoti per nutrire il suo Ego ipertrofico



RICONOSCERE UNA DELLE FORME COMUNICAZIONALI  PIU' TOSSICHE DEL NARCISISTA
La spalla fredda (“the cold shoulder”): ignorare la vittima


E' una delle armi di maltrattamento più utilizzate dal narcisista, soprattutto dal narcisista “covert” (il tipo più nascosto), e può considerarsi come una forma di maltrattamento puro. All'improvviso il narcisista ti risponde in modo freddo e scostante, smette di parlarti, ti tratta come se fossi un rifiuto, non risponde alle tue domande o ai tuoi messaggi, oppure sparisce.
Accade che in qualsiasi momento, soprattutto in una situazione delicata per la vittima, il narcisista, ovvero una persona con la quale hai una relazione stretta, che sia un amico, un parente o il tuo partner, ti dà una risposta fredda, tagliente e indifferente, con la quale comincia a ignorarti. Con quella risposta è come se ti stesse mettendo da parte, ponendo il vuoto tra lui/lei e te, e indicando il poco valore che tu hai davanti ai suoi occhi. Questa manovra comunicazionale è ciò che viene chiamato “spalla fredda”, o "cold shoulder" come si dice in inglese.
A volte questa risposta gelida è accompagnata da uno sguardo di disprezzo o da un sorriso cinico e malvagio. È una pratica di comunicazione completamente tossica e offensiva, che alla lunga lascia profonde ferite emotive e influisce sull'autostima della persona che la subisce. A livello psicologico ed emotivo è come se fossi schiaffeggiato/a.
Frequentemente i narcisisti esibiscono alle loro vittime una “spalla fredda” nel contesto globale di quell'arma di manipolazione a cui sono così abituati: il cosiddetto “trattamento silenzioso”. La vittima, spezzata dal silenzio del predatore emotivo, solitamente va da lui/lei pregandolo/la di parlargli/le e rompere il suo mutismo. L'aggressore narcisista, ancor più gonfio della sua brama di potere, e lungi dal compatire e arrendersi, generalmente  risponde dandogli ancora la "spalla fredda", affondando ulteriormente il coltello dell'abuso e generando più danni e desolazione.
Ma il momento stellare e finale di questa manovra comunicazionale subdola è senza dubbio la fase dello “scarto narcisistico”: quando il narcisista decide di sbarazzarsi della sua vittima e la “getta via” con totale freddezza e indifferenza, esattamente come qualcuno che lascia da parte un oggetto rotto e inutilizzabile.
Per capire meglio la crudeltà della "spalla fredda" dobbiamo tenere conto del fatto che la vittima è stata condizionata e manipolata, e dipende emotivamente dal narcisista: questi si distacca da lei senza mostrare la minima preoccupazione per lo stato di prostrazione psicologica ed emotiva in cui la abbandona.
Una cosa è certa: quando il narcisista dà quell'ultima “spalla fredda”, la vittima conosce il vero volto del suo predatore, lo stesso che a volte ha esibito per anni, sfruttando e distruggendo la sua vita, usandola come fonte di carburante narcisistico. A questo punto le maschere sono finite, e la vittima si rende conto che, a differenza di lei, questa persona non ha sviluppato alcun tipo di legame emotivo, e pertanto può uscire facilmente e senza alcuna difficoltà dalla relazione, più o meno con la stessa leggerezza con cui ci si cambia la camicia. Per molte vittime di abusi narcisistici, questo è forse il momento peggiore di tutti. L'esperienza può essere dolorosa e sconcertante.
Tuttavia è necessario considerare che quando il narcisista dà la "spalla fredda", paradossalmente  è tra le poche volte che effettivamente è totalmente sincero con la sua vittima, poiché in realtà ordinariamente è indifferente a tutto ciò che non ha nulla a che fare con lui e con la sua agenda: infatti, emotivamente il narcisista è una pietra di ghiaccio, fredda e vuota, e dunque la “spalla fredda” è coerente con la sua realtà, ovvero con la sua dimensione intrapsichica.
Come rispondere alla manovra “cold shoulder” o "spalla fredda" e contrastarla?
Prima di tutto è bene riconoscere che sei vittima di una tattica di comunicazione offensiva e perversa: è un abuso nella sua forma più pura. Qualsiasi persona, che sia narcisista o meno, e che utilizzi con una certa frequenza questa manovra comunicazionale, la “spalla fredda”, sta palesando un chiaro segno del suo grado di tossicità: per la persona che gli/le si relazione dovrebbe costituire un chiaro campanello d’allarme e, dopo non troppo tempo, una ragione sufficiente per ritirare la fiducia ed evitare qualsiasi tipo di relazione.
Come nel caso di tutti gli altri comportamenti tossici del narcisista, l'ideale sarebbe non reagire emozionalmente. Tuttavia, è comprensibile che sia molto difficile rimanere indifferenti quando si riceve uno schiaffo, ciò che emotivamente è la "spalla fredda". Però qualunque cosa accada, è fondamentale mantenere la propria dignità e non insistere: se una persona è fredda e indifferente con un'altra, questa è la sua decisione e non di chi la subisce. Non c'è nulla che si possa fare per cambiarla, e l’illusione di volerla cambiare porta soltanto a ulteriore disagio e sofferenza. Non dimenticare mai che in nessun caso è colpa della vittima, che non può in alcun modo essere responsabile del comportamento patologico di questo individuo, né merita in nessun caso tale trattamento. Non cadere nella trappola di rivendicare la fredda e indifferente risposta del narcisista: solitamente la negherà e frequentemente accuserà la vittima di essere troppo sensibile o di reagire in modo eccessivo. Inoltre, in tal modo saprebbe di aver ferito la sua vittima, e ciò servirebbe soltanto da carburante per farlo/la sentire potente e dargli certezza di esercitare il controllo. Semplicemente basta non reagire: agisci come se nulla fosse accaduto e interrompi immediatamente l'interazione. Quando ti accorgi che la persona con cui ti relazioni utilizza la manovra della “spalla fredda” come modalità abitudinaria, rispondi  con un’analoga risposta di spalla fredda, ovvero ignorando il narcisista, poiché se lo insegui è proprio lì che inizia quella dinamica disfunzionale in cui ti svuoterà di energia, comincerai a stare male, riempiendoti di veleno e di frustrazione. E’ più probabile che se non lo cerchi il narcisista ti venga a cercare: infatti il narcisista si nutre della tua energia, dunque se lo cerchi e tenti di capire perché ha smesso di considerarti, perché non ti parla o perché è scomparso/a, non farai altro che nutrirlo/a della tua energia
In un contesto psicoterapico, ma non solo, per la vittima potrebbe essere utile prendere nota del maltrattamento che sta subendo con la manovra della "spalla fredda", specificando la data e la situazione, in modo tale che quando il narcisista ritornerà nuovamente con la sua maschera mistificatoria e abusante, la vittima possa ricordare ciò che ha  già vissuto senza dimenticarlo, piuttosto confrontarlo ed elaborarlo, per trovare nuove strategie di risposta e nuove forme di adattamento.
Sii inoltre consapevole che se una persona ti tratta in questo modo, sta chiaramente indicando che non le importa tanto di te: anche se in seguito affermerà di amarti, i fatti dimostrano comunque il contrario, e sono proprio questi comportamenti che palesano le sue parti più profonde. Attraverso la “spalla fredda”, i narcisisti rivelano due aspetti cruciali della loro personalità squilibrata: la loro totale mancanza di empatia e l’incapacità di amare veramente gli altri. Nell’ambito della relazione con un narcisista è fondamentale cogliere questa realtà: da quel momento in poi starà soltanto a te decidere se volerti continuare a vittimizzare e autosacrificare in una relazione tossica, oppure tagliare radicalmente ogni legame con questa persona e lasciare la spirale dell'abuso, decretando il “contatto zero”.


Dott. Antonello Viola
Psicologo-Psicoterapeuta

Studio Cagliari: Via San Lucifero, 65
Studio Settimo San Pietro (CA): Via Basilicata, 5

Cell. 3200757817 (anche whatsapp)
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