Passa ai contenuti principali

NELLO STUDIO DEL DR. SIGMUND FREUD

21 aprile 2024, Berggasse 19 - Vienna, 

dopo aver percorso una rampa di scale ed aver attraversato la porta d'ingresso mi trovo nella sala d'attesa del Dr. Sigmund Freud, l'aria è rarefatta, l'atmosfera quasi magica. Questo è lo studio del padre della psicoanalisi, un genio della psicologia, a cui tanto dobbiamo, il cui impianto teorico è ancora un punto di riferimento per la psicoterapia contemporanea, ed al quale molti di noi psicoterapeuti ancora ci ispiriamo. Lo studio si trova proprio sullo stesso piano della casa di famiglia del Dr. Freud, e i due ingressi si trovano l'uno di fronte all'altro. Freud visse qua con la sua famiglia dal 1891 al 1938, anno in cui dovette dolorosamente "scappare" da Vienna, per sfuggire alla follia della persecuzione e della deportazione nazista, che di lì a poco sarebbe esplosa.

 

 So che un secolo fà, proprio in questa sala, oltre al transito degli innumerevoli pazienti del "maestro", si tenevano le riunioni del mercoledì sera della prima società psicoanalitica, e proprio da questa sala sono transitati psicoanalisti illustri come Adler, Kahane, Reitler, Stekel, Federn, Rank, Ferenczi, Jung, e tanti altri, anche Erikson, che fu paziente di Anna Freud. In questa sala è rimasta un po' di mobilia, perché per la maggior parte Freud la fece portare a Londra, dove si sarebbe stabilito per trascorrere gli ultimi anni della sua vita.

Dalla sala d'attesa passo poi alla sala ambulatorio del "professore", è rimasto ben poco, quasi niente. Mi porto proprio a fianco a quella che era la posizione del sofà, dove Freud faceva sdraiare i suoi pazienti: sul muro è delineata l'area in cui stava appeso un tappeto, proprio a fianco al lettino. Per un attimo penso che se i muri potessero parlare mi racconterebbero tante cose, essi stessi sono impregnati di dolore, angosce, sofferenze, conflitti risolti e irrisolti. 

 

Dall'ambulatorio passo poi allo studio del maestro. Anche qui è rimasto poco. Mi porto davanti alla grande finestra, davanti alla quale stava la scrivania del Dr. Freud. Alla finestra sta ancora appeso un piccolo specchio, lo stesso che stava lì un secolo fà. In realtà erano due scrivanie, collocate ad angolo retto, la poltrona di Freud davanti alla finestra. Per un attimo penso che in questo stesso punto, dove mi trovo proprio ora, Freud ha scritto gran parte delle sue opere, e ha parlato per innumerevoli ore con i suoi pazienti e con tanti dei suoi allievi e colleghi.




Passo poi per gli altri ambienti, incluse le sale dell'ampia abitazione del "maestro".
Nell'uscire dalla casa del mio grande mentore, maestro di tanti di noi psicoterapeuti con formazione psicodinamica, porto con me un senso di gratitudine, per tutto ciò che mi ha insegnato, per tutto ciò che ci ha lasciato con il suo grande genio.




Post popolari in questo blog

Le personalità controllanti: come riconoscerle

" Le persone che sentono il bisogno di controllare gli altri,  non hanno il controllo di se stesse" Il maniaco del controllo è una persona che sente il bisogno ossessivo di esercitare il controllo su se stessa e sugli altri e di assumere il comando in qualsiasi situazione. L’atteggiamento “controllante” maniacale caratterizza diverse strutture di personalità variamente patologiche, e determina generalmente comportamenti estremi che possono deteriorare le relazioni. Spesso gli uomini e le donne con un elevato bisogno di controllo rispondono alle caratteristiche della personalità ossessiva e narcisistica, sono frequentemente arrabbiati (palesemente irascibili oppure più celatamente passivo-aggressivi), fobici, o soffrono di disturbi dell’umore. Queste persone hanno bisogno del “controllo” perché senza di esso generalmente si sentono invase dalla paura che le cose finiranno per sovrastarle e sminuirle, e dunque vengano svalutate o non riconosciute, e conse...

La Reciprocità nelle Relazioni Umane: Il Cuore della Comunicazione e del Benessere Psicologico

Quando dare e ricevere tornano in equilibrio: la reciprocità come fondamento di fiducia, legame e trasformazione emotiva     La reciprocità è quel meccanismo invisibile ma potente che rende le relazioni umane autentiche e soddisfacenti. Immaginala come uno scambio equo di doni: se dai fiducia, ne ricevi in cambio; se offri ascolto, ottieni empatia. In psicologia, non è solo un'abitudine sociale, ma un pilastro del benessere emotivo. Questo articolo esplora il suo ruolo nella comunicazione, la sua importanza nelle relazioni e le implicazioni per la psicoterapia, con un approccio accessibile ma fondato su evidenze scientifiche. Cos'è la Reciprocità nel Processo Comunicativo? La reciprocità comunicativa si basa sul principio di "dare e avere" simmetrico. Deriva dalla norma della reciprocità, studiata da Robert Cialdini nei suoi lavori sulla persuasione, dove si osserva che le persone tendono a restituire favori ricevuti. Nella conversazione quotidiana, si ma...

Alla ricerca di una base sicura: il bisogno di sicurezza tra fragilità, relazioni e crescita interiore

 Il bisogno di sicurezza nella teoria di Abraham Maslow : significato, implicazioni esistenziali e rilevanza psicoterapeutica Il bisogno di sicurezza rappresenta uno dei pilastri della teoria motivazionale elaborata da Abraham Maslow, psicologo umanista che ha profondamente influenzato la psicologia del Novecento. All’interno della sua celebre gerarchia dei bisogni, esso occupa il secondo livello, immediatamente successivo ai bisogni fisiologici. Non si tratta semplicemente di una necessità materiale o di protezione fisica, ma di una dimensione complessa che coinvolge la stabilità emotiva, la prevedibilità del mondo e la continuità dell’identità personale. Comprendere questo bisogno significa esplorare un nodo fondamentale della vita psichica e relazionale, nonché un tema centrale nella pratica psicoterapeutica.  Concettualizzazione del bisogno di sicurezza Secondo Maslow, il bisogno di sicurezza emerge quando i bisogni fisiologici sono relativamente soddisfatti. Esso include:...