Quando finisce l'innamoramento........ o quando inizia davvero l'amore?
Il delicato passaggio dalla fusione alla differenziazione nella prospettiva psicodinamica
Dal fascino dell'idealizzazione alla costruzione di un legame autentico: la prospettiva della psicologia psicodinamica
Esiste un momento, presente nella quasi totalità delle relazioni sentimentali, che raramente viene riconosciuto per ciò che realmente rappresenta. Non coincide necessariamente con una crisi, un litigio o un tradimento. È molto più silenzioso e, proprio per questo, spesso viene frainteso. È il momento in cui l'innamoramento comincia fisiologicamente a dissolversi.
Per alcune coppie questo segna l'inizio dell'amore autentico. Per altre, invece, coincide con l'inizio della fine. Molti interpretano questa trasformazione come la prova che “l'amore è finito”, ma la prospettiva psicodinamica propone una lettura completamente diversa: ciò che termina non è l'amore, bensì una particolare modalità di vivere la relazione, fondata prevalentemente sull'idealizzazione e sulla fusione. È proprio quando questa fase si esaurisce che iniziano a emergere le caratteristiche più profonde della personalità di ciascun partner.
L’innamoramento come stato mentale regressivo
L'innamoramento rappresenta infatti uno stato mentale particolare, caratterizzato da una fisiologica regressione affettiva. L'altro viene investito di significati che vanno ben oltre la sua realtà concreta: diventa inconsapevolmente il depositario di bisogni antichi, speranze, fantasie e aspetti del Sé che cercano completezza. In altre parole, almeno nelle prime fasi, non amiamo ancora veramente la persona che abbiamo di fronte; amiamo soprattutto ciò che essa rappresenta nel nostro mondo interno.
Questa idealizzazione non costituisce un errore né una patologia. È un processo evolutivamente utile. Favorisce la formazione del legame, aumenta la disponibilità reciproca, attenua temporaneamente il senso di separatezza e rende possibile l'investimento emotivo. Anche le neuroscienze hanno mostrato come questa fase sia accompagnata da profonde modificazioni neurobiologiche, con una marcata attivazione dei circuiti dopaminergici e una temporanea riduzione dell'attività delle aree cerebrali coinvolte nel giudizio critico. In termini psicodinamici, tutto ciò corrisponde a una temporanea sospensione della capacità di vedere l'altro nella sua complessità.
Ma nessun essere umano può rimanere idealizzato per sempre.
La seconda fase: l’incontro con la realtà dell’altro
Con il trascorrere dei mesi, la relazione entra inevitabilmente in una seconda fase. L'altro smette progressivamente di coincidere con l'immagine costruita durante l'innamoramento e comincia a mostrarsi nella sua realtà: emergono differenze caratteriali, limiti, bisogni autonomi, fragilità, contraddizioni. L'illusione fusionale lascia lentamente spazio alla realtà dell'incontro fra due persone separate.
È proprio in questo momento che molte coppie si interrogano, spesso con angoscia: “Forse non sono più innamorato”. In realtà, molto spesso, stanno semplicemente incontrando per la prima volta la persona reale.
Donald Winnicott considerava la disillusione una delle conquiste fondamentali dello sviluppo emotivo. Solo quando l'oggetto perde la sua perfezione immaginaria può diventare un oggetto reale. E solo un oggetto reale può essere veramente amato.
La differenziazione del Sé
Questo passaggio richiede una competenza psicologica estremamente sofisticata: riuscire a tollerare che l'altro sia diverso da noi senza vivere questa differenza come una minaccia per la relazione o per la propria identità. È qui che assume particolare rilevanza il concetto di differenziazione del Sé, sviluppato da Murray Bowen ma profondamente compatibile con la prospettiva psicodinamica contemporanea.
Una persona sufficientemente differenziata riesce contemporaneamente a mantenere la propria identità, restare emotivamente vicina al partner, tollerare il conflitto senza viverlo come una catastrofe e riconoscere che autonomia e intimità non sono poli opposti, bensì dimensioni complementari della stessa relazione.
Chi possiede invece una scarsa differenziazione sperimenta un vissuto completamente diverso. La distanza emotiva viene facilmente percepita come abbandono; l'autonomia dell'altro come rifiuto; il conflitto come segnale della fine del legame. In questi casi la relazione diventa inconsapevolmente il principale regolatore dell'equilibrio emotivo interno e ogni oscillazione affettiva viene vissuta con un'intensità sproporzionata.
Il ruolo dell’organizzazione della personalità
Le persone con un'organizzazione nevrotica sufficientemente integrata riescono generalmente ad attraversare la perdita dell'idealizzazione senza perdere il legame. Provano delusione, nostalgia per la fase iniziale e talvolta anche momenti di dubbio, ma progressivamente costruiscono una rappresentazione più complessa del partner, capace di integrare contemporaneamente qualità e limiti. In termini kleiniani, raggiungono una stabile posizione depressiva, nella quale l'altro non è più “tutto buono” o “tutto cattivo”, ma una persona intera, con aspetti gratificanti e aspetti frustranti che possono convivere senza distruggere la relazione.
Quando invece il funzionamento della personalità è meno integrato, questa trasformazione può risultare estremamente difficile.
Nelle organizzazioni borderline, ad esempio, la perdita dell'idealizzazione può riattivare intense angosce di abbandono, frammentazione e vuoto. La scissione torna rapidamente a dominare il funzionamento psichico: il partner, fino a poco prima perfetto, diventa improvvisamente deludente, egoista o persecutorio. Non è realmente scomparso l'amore; è collassata l'immagine idealizzata che sosteneva il legame.
Nelle organizzazioni narcisistiche la dinamica assume una configurazione differente. Finché il partner conferma il senso di valore personale, rispecchia il Sé grandioso o alimenta l'autostima, la relazione appare intensa e coinvolgente. Quando però l'altro manifesta autonomia, bisogni propri o inevitabili limiti, viene meno quella funzione regolatrice che aveva inconsapevolmente assunto. Il rischio è che l'investimento affettivo diminuisca rapidamente, non tanto perché sia cessato l'amore, quanto perché il partner non svolge più la funzione narcisistica che gli era stata attribuita.
Gli stili di attaccamento
Anche gli stili di attaccamento giocano un ruolo fondamentale. Le persone con un attaccamento ansioso tendono a interpretare ogni fisiologica oscillazione dell'intimità come un possibile segnale di abbandono, ricercando continue rassicurazioni. Quelle con un attaccamento evitante, invece, possono vivere la crescente profondità emotiva come una perdita di autonomia e reagire prendendo progressivamente le distanze proprio quando la relazione diventa più stabile e significativa. In entrambi i casi, la difficoltà non riguarda tanto l'intensità dell'amore, quanto la capacità di regolare la vicinanza e la distanza all'interno della relazione.
Il copione delle relazioni che non maturano
Non è raro osservare pazienti che descrivono sempre lo stesso copione: si innamorano intensamente, vivono mesi di entusiasmo e idealizzazione, ma perdono interesse proprio quando la relazione acquista stabilità. Molti attribuiscono questo schema alla sfortuna o all'incapacità di trovare “la persona giusta”. Da una prospettiva psicodinamica, tuttavia, è spesso più corretto ipotizzare che ciò che viene evitato non sia il partner, bensì il passaggio evolutivo verso un amore adulto.
Ogni nuova relazione permette infatti di ritornare alla fase fusionale, riproponendo l'euforia dell'idealizzazione ed evitando il confronto con le inevitabili frustrazioni che accompagnano l'incontro con una persona reale. Il continuo succedersi di relazioni può così trasformarsi, inconsapevolmente, in una sofisticata difesa dall'intimità autentica.
La psicoterapia psicodinamica
Da questo punto di vista, la psicoterapia psicodinamica non insegna semplicemente ad “amare meglio”. Il suo obiettivo è molto più profondo: rendere possibile un diverso modo di stare in relazione. Attraverso la relazione terapeutica il paziente sperimenta progressivamente la possibilità di essere visto senza essere idealizzato, accolto senza dover essere perfetto, differenziato senza essere abbandonato. Il transfert diventa così il luogo privilegiato nel quale riemergono gli stessi modelli relazionali che organizzano la vita affettiva: il bisogno di fusione, la paura della dipendenza, l'angoscia della separazione, la tendenza all'idealizzazione, le difese narcisistiche, la scissione e le modalità con cui vengono regolati gli affetti.
L'elaborazione di queste dinamiche consente, nel tempo, una maggiore integrazione della personalità. Il cambiamento non consiste semplicemente nello scegliere partner diversi, ma nel costruire relazioni diverse. È questa la trasformazione più profonda che una psicoterapia possa favorire.
L’amore adulto
Forse, allora, la domanda fondamentale non è quanto intensamente amiamo qualcuno, bensì quanto riusciamo a tollerare che la persona amata sia diversa da noi, autonoma, imperfetta e irriducibile alle nostre fantasie. L'amore adulto non coincide con la fusione permanente né con l'assenza del conflitto. Al contrario, nasce proprio quando due persone sufficientemente differenziate possono riconoscersi come separate senza che questa separazione venga vissuta come una perdita.
In fondo, l'innamoramento ci fa sentire finalmente completi. L'amore maturo, invece, nasce quando due persone sufficientemente complete scelgono ogni giorno di condividere la propria inevitabile incompletezza.
Nota clinica
Da una prospettiva psicodinamica contemporanea, la qualità delle relazioni affettive costituisce uno degli indicatori più sensibili del livello di organizzazione della personalità. La possibilità di attraversare il passaggio dall'idealizzazione alla reciprocità richiede infatti l'integrazione di numerose funzioni psichiche: costanza dell'oggetto, integrazione delle rappresentazioni di sé e dell'altro, regolazione affettiva, capacità di mentalizzazione e differenziazione del Sé. Quando questo passaggio fallisce, il problema raramente riguarda la compatibilità della coppia in sé; molto più spesso riflette configurazioni relazionali profonde, radicate nella storia evolutiva dell'individuo. È su queste configurazioni interne che la psicoterapia psicodinamica può intervenire, modificando non soltanto il destino di una specifica relazione, ma la capacità stessa della persona di costruire, mantenere e far evolvere legami affettivi autenticamente reciproci.
PER INFORMAZIONI:
Studio Psicoterapia e Consulenza Psicologica
Dott. Antonello Viola
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