giovedì 12 febbraio 2026

Psicoterapia e Ipnosi Vigile

 

Suggerire, risvegliare, guarire: l’arte dell’ipnosi vigile. La soglia sottile tra consapevolezza e trasformazione 


«L’ipnosi non esiste, tutto è ipnosi!»
diceva Milton Erickson, l’ipnoterapeuta più affermato e famoso del secolo scorso.

È una massima impregnata di una verità profonda, poiché in realtà tutti viviamo quotidianamente la nostra ipnosi, e proprio il modo in cui la viviamo determina ampiamente il nostro equilibrio psicofisico, più o meno armonico.

L’ipnosi è uno strumento molto potente ed efficace, di cui può disporre uno psicoterapeuta per aiutare i propri pazienti a superare o quantomeno mitigare i loro malesseri. Quando uno psicoterapeuta conosce e sa usare l’ipnosi, può utilizzarla anche a livello “ipnoidale”, vale a dire di ipnosi vigile.

Quando una psicoterapia è utilizzata efficacemente da uno specialista competente, capace di creare una buona «alleanza terapeutica» e di utilizzare opportunamente metodo e tecnica, allora l’ipnosi vigile diventa una componente essenziale del processo terapeutico.

Ma che cos’è l’ipnosi vigile?

Vi propongo un estratto dal libro «Ipnosi e suggestione in psicoterapia» da me scritto in coautoraggio nel 2005, precisamente il paragrafo dedicato all’ipnosi vigile.

Oggi, alla luce di 13 anni di esperienza clinica e di un utilizzo continuo del counseling psicologico, della psicoterapia e dell’ipnositerapia, posso affermare senza dubbio che l’ipnosi vigile è una componente essenziale che nella mia pratica professionale mi ha consentito di aiutare tanti pazienti.


Il concetto di ipnosi vigile secondo Granone

«Uno dei concetti di maggiore importanza, formalizzati da Granone (fin dal 1962), è quello di “ipnosi vigile”.
Infatti, Franco Granone è stato il primo ricercatore a formalizzare il concetto secondo cui esiste uno stato di trance ipnotica molto leggero, in cui ancora predomina l’azione critica e in cui il soggetto funziona allo stato di coscienza vigile, ma nel quale le suggestioni possono comunque esercitare molto efficacemente effetti curativi e ristrutturanti, agendo sui livelli profondi della psiche ed esercitando un’azione subconscia, e durante il quale si possono comunque produrre considerevoli alterazioni della suggestibilità, della volontà e somato-viscerali».

Definizione di Granone

«L’ipnosi vigile è una particolare condizione che definisco di suggestiva passività psicosomatica, durante la quale si possono avere anche importanti modificazioni somatiche (analgesia, contrattura, catalessi), apparendo integra la coscienza del soggetto e, entro determinati limiti, la sua capacità di riflessione e di critica. Con la conservazione di queste, il paziente non può tuttavia sottrarsi al dominio dell’idea suggestionante. Si ritiene, con Grasset, che il soggetto che subisce la suggestione allo stato di veglia si trovi di fatto in uno stato di ipnosi parziale, con i sintomi della veglia al posto di quelli della ipnosi profonda» (Granone, 1983).

Possiamo ritrovare lo stesso concetto anche in altri autori, sebbene con sfumature diverse, a partire dallo stesso Bernheim, che riteneva la suggestione come un fenomeno caratteristico anche dello stato di veglia e non solo dello stato ipnotico.

Ovviamente sappiamo però che la suggestione può agire in misura amplificata negli stati ipnotici più profondi, in quanto essi aprono dei canali preferenziali di comunicazione coi domini inconsci della nostra psiche.

Tuttavia, è certo che la suggestione operi in modo efficiente anche nell’ipnosi vigile, anche se è doveroso distinguere tra:

  • Suggestionabilità in stato di veglia (assimilabile all’effetto placebo), in cui si ha una forma di comunicazione mente-corpo più generale e automatica, in cui entrano in modo preponderante vari tipi di aspettative (culturali, soggettive, ecc.)

  • Suggestionabilità ipnotica, in cui si accede ai propri schemi di comunicazione mente-corpo solo attraverso l’impiego della suggestione psicologica

E. Rossi, riferendosi alle ricerche di F. Evans sull’effetto placebo, afferma:

«In condizioni sperimentali di laboratorio, la suggestione ipnotica e l’effetto placebo sembravano funzionare per mezzo di meccanismi diversi o a diversi livelli di risposta. Un modo per comprendere tale differenza consiste nel dire che la responsività ipnotica è una dote specifica e innata che comporta la capacità di accedere ai propri schemi di comunicazione mente-corpo, o di mutarli, soltanto attraverso l’impiego della suggestione psicologica. L’effetto placebo, per contro, è una forma di comunicazione mente-corpo più generale e automatica che utilizza i metodi di cura della medicina per ridurre l’ansia e facilitare la guarigione, schierando in campo contro la malattia potenti aspettative culturali e cieca fiducia nei confronti del metodo di cura. Altri ricercatori credono che, anche se l’effetto ipnotico e quello placebo sembrano diversi per il modo in cui vengono facilitati a livello socioculturale, sono in realtà delle modalità essenzialmente simili di attività mentale creativa a livello psicobiologico, dove vengono mediate dall’emisfero cerebrale destro del paziente» (Rossi, 1987).


Il potere psicofisiologico della suggestione

Che la suggestione possa esercitare potenti effetti psicofisiologici anche durante il normale stato di veglia o in quella condizione che Granone chiama “ipnosi vigile”, ce lo testimoniano vari fenomeni: dall’effetto placebo ai casi di suggestione mortifera o di “morti vudù”.

Walter Cannon osservò che la morte vudù era dovuta a una intensa e prolungata esposizione allo stress emotivo derivante dalla convinzione di essere sotto l’incantesimo di uno stregone. La causa fisiologica era un’iperattivazione del sistema nervoso simpatico.

Granone aggiunge:

«Nelle pratiche di suggestione mortifera sembra che la vittima, sapendo di essere stata esorcizzata e considerando la propria morte ormai inevitabile, finisca col rifiutare il cibo e morire di fame (…) La morte psicogena non è solo prerogativa dei popoli primitivi (…) In questi soggetti l’autosuggestione deve trovare una particolare costituzione mentale e facili correlazioni psicosomatiche» (Granone, 1983).

E continua:

«Una specie di suicidio psichico si verifica anche con una certa frequenza negli anziani, che sentono crollare tutti i valori della vita (…) Di fatto, per questi soggetti il non essere acquista lo stesso valore dell’essere senza speranza, né fiducia in qualcosa o in un futuro, anche se breve» (ibidem).


Meccanismo neurofisiologico comune

Rossi sostiene che effetto placebo e suggestione ipnotica siano mediati da un meccanismo comune di comunicazione mente-corpo, con il sistema limbico-ipotalamico come candidato principale.

Questo sistema permette la connessione tra:

  • aspettative e processi creativi della mente

  • fisiologia emotiva del corpo

È il denominatore comune dell’effetto placebo e degli effetti psicoterapeutici della trance ipnotica.


Importanza clinica dell’ipnosi vigile

Molti pazienti si scoraggiano quando non raggiungono un trance profondo o non percepiscono cambiamenti immediati.
Questo avviene perché si crede che l’ipnosi debba corrispondere a uno stato alterato della coscienza.

In realtà, effetti terapeutici apprezzabili possono essere ottenuti anche in condizioni molto vicine alla coscienza vigile, come dimostra il concetto di ipnosi vigile di Granone.

Gérard Sunnen riporta:

«Esiste una larga variabilità fra i soggetti nella loro esperienza dell’ipnosi (…) Alcune persone escono stupite dalla differenza rispetto al loro stato di veglia, altre non sperimentano nulla di nuovo. Tuttavia, anche senza sensazioni evidenti, si possono verificare effetti ipnotici significativi».

Un caso emblematico riguarda una donna sovrappeso che inizialmente non percepì nulla di particolare durante la trance, ma in seguito riuscì a seguire efficacemente le indicazioni alimentari suggerite.

Questo è un chiaro esempio di ipnositerapia efficace in ipnosi vigile, anche se l’autore non fa riferimento esplicito al termine formalizzato da Granone.


Bibliografia

Manca Uccheddu Ornella, Viola Antonello (2005).
Ipnosi e Suggestione in Psicoterapia, Giuffré Editore, Milano, 6, 198-202.